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Palermo, l’Ottagono del Sole tra fascino e incanto

Esiste un angolino di paradiso nel capoluogo della Sicilia dal nome ‘Piazza Villena’, meglio conosciuto con l’appellativo di Quattro Canti, un luogo di ritrovo per tutti gli abitanti del posto. Situato all’incrocio dei due assi urbanistici più antichi di Palermo, via Maqueda e il Cassaro, permette di collegare la parte antica della città al centro che conduce da un lato al Palazzo dei Normanni, dall’altro al porto, dall’altro alla stazione centrale e per finire l’ultimo viale (via Maqueda) che arriva fino al teatro Politeama. Secoli, vie e storie raccontate che prendono vita nel 'teatro del sole' della metropoli siciliana. 

Il nome della piazza è un omaggio al viceré Don Juan Fernandez Pacheco de Villena y Ascalon ma le fonti storiche più antiche raccontano che durante le ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche è illuminata dai raggi solari.


I Quattro Canti sono stati realizzati tra il 1609 e il 1620. Il progetto affonda le sue radici al 1606 anno in cui il governo non solo della città ma anche dell’isola fu affidato al viceré il quale diede all’architetto fiorentino Giulio Lasso il lasciapassare per la sistemazione urbanistica del loco. Il lavoro era ovviamente ispirato al crocevia delle Quattro Fontane di Roma, disegnato dagli urbanisti di Papa Sisto V, con forme e dimensioni ridotte. Nel 1609 già la struttura dei canti di santa Ninfa e Sant’Agata sarebbero dovuti essere ultimati che portano oggi gli stemmi del Viceré. 
Nel 1612 venne completato il canto di Santa Cristina aderente alla chiesa di San Giuseppe dei Teatini. Sfortunatamente nel 1615 venne a mancare l’architetto Lasso e nel 1617 il comando dei lavori fu affidato all’ingegnere del Senato Mariano Smiriglio. Costui decise di cambiare le decorazioni dell’ordine superiore in cui sarebbero dovute esserci le statue delle sante vergini palermitane (Santa Cristina, Santa Ninfa, Sant’Oliva e Sant’Agata). Oggigiorno le statue sono presenti e furono scolpite tra il 1661 e il 1663 da Carlo Aprile. Nel 1630 vennero realizzate le quattro fontane prima in bronzo e poi in marmo: la primavera e l’estate furono realizzate da Gregorio Tedeschi, l’autunno e l’inverno da Nunzio La Mattina. Le fontane inferiori sono state aggiunte nel XIX secolo e servivano a compensare il dislivello nella via. 


L’architettura della piazza è apparentemente difficile da comprendere ma una volta capito il meccanismo ci si incanta a osservare i quattro punti cardinali: a sud la Primavera (in direzione del quartiere albergheria) e la statua di Santa Cristina, al nord l’Autunno (quartiere La Loggia) e la statua di Sant’Oliva, ad est l’Inverno (quartiere Kalsa) con la statua di Sant’Agata e per finire ad ovest l’Estate (quartiere Seralcadio, il Capo) con la statua di Santa Ninfa. 
Un altro aspetto peculiare è la presenza delle statue dei quattro sovrani (Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV) e le allegorie delle quattro stagioni (Eolo, Venere, Cerere e Bacco): il primo quartetto è in stile ionico, il secondo in stile dorico. 
Un teatro del Sole, una testimonianza tangibile tutt’oggi della barocca Palermo cinquentesca: è questa Piazza Villena per i siciliani. 

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