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Alda Merini: quando cinema e poesia parlano al cuore e all'anima

Il cinema non si dedica spesso ai poeti, eppure quando lo fa cerca di dare il meglio di sé. È capitato per la poetessa Alda Merini, voce poetica sensibile e particolare del secolo scorso, cioè il Novecento. 
Il regista Cosimo Damiano Damato entra, con la sua macchina da presa, nella casa di Alda Merini sui Navigli, a Milano, entra nella casa di un poeta, per di più donna. Cosa vuol far conoscere allo spettatore? Forse la vita quotidiana di un poeta? Forse la sua solitudine, il suo dolore e la sua gioia? Un po' di tutto questo certo, fidando sul rapporto di reciprocità fra la sua idea di base e la macchina da presa per presentare al pubblico un quadro inedito di "un'artista della parola". 


La vita di un poeta, attraverso la macchina da presa, non può che essere colta nei momenti in cui il comporre o il recitare versi arricchisce ogni immagine, dà un significato a quei momenti e trasmette, anche agli spettatori meno attenti, quella sorta di magia che la poesia riesce a liberare nell'atmosfera di una sala cinematografica o nel salotto di casa. 
"Alda Merini - Una donna sul palcoscenico" è il titolo di questa pellicola un tantino controversa dentro la quale c'è posto anche per la voce narrante di Mariangela Melato che, per l'occasione, si trasforma in un io narrante e che finisce per coinvolgere, nel magico potere di evocazione della poesia, chiunque ne è venuto a contatto. Un film che commuove, del quale si sente come il bisogno di rivederlo ancora. Un'altra regista ha provato ad avvicinarsi ad Alda Merini, a cinque anni dalla morte della poetessa, girando il film-documentario "La pazza della porta accanto", si tratta di Antonietta De Lillo. Una produzione cinematografica piuttosto importante, la Mariposa Cinematografica in collaborazione con Rai Cinema, che ha avviato quasi una distribuzione "a tappeto" sull'intero territorio nazionale, portando il film soprattutto nelle scuole per le profonde tematiche culturali che presenta. La vita di Alda Merini, in questo film, è colta in tutta la sua complessità artistica e umana. il suo "essere poeta", con tutto quello di positivo e di negativo, di terribile e di grandioso che ciò comporta, è vissuto e sentito con una forza e una passione straordinari. Niente viene tralasciato o trascurato dell'esistenza di un poeta. Sembra quasi che la regista voglia far scaturire nel pubblico queste domande: che cos'è un poeta? Perché un poeta è diverso dagli altri ed è una figura importante per la società? Qual è la sua funzione nella società? Domande che il pubblico, una volta visto il film-documentario, non può fare davvero a meno di porsi. Per una volta, almeno, la poesia tenta di "ammonire" il cinema affinché si ricordi di far capire al mondo, per mezzo dei suoi canali, che essa non può e non deve morire, altrimenti questo stesso mondo precipiterebbe nell'imbrutimento, nella barbarie, nell'inumano e nel vuoto totale dei valori, dei sentimenti, delle passioni. 


La vita di Alda Merini è la vita del poeta di ogni tempo perché ogni tempo ha il suo poeta o i suoi poeti da disprezzare, da odiare, da dimenticare, da perseguitare o da uccidere oppure da riconoscere, da esaltare, da amare e da proporre. La poesia parla, da sempre, al cuore e all'anima; il cinema parla di poesia quando vuole raggiungere il cuore e l'anima dello spettatore.

Francesca Rita Rombolà

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