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Angelino Alfano, è lui l’alternativa a se stesso

Qualche settimana fa Angelino Alfano ha archiviato l’avventura del Nuovo Centrodestra per dare vita ad una nuova formazione politica: Alternativa Popolare. Tralasciando il fatto che la creazione di partiti politici potrebbe essere valutata come nuova disciplina sportiva, il ministro degli Esteri, con questa nuova formazione, punta definitivamente al centro. Peccato che quell’elettorato sia stato completamente – o quasi – assorbito da Renzi. 


Ma analizziamo il percorso di Alfano nell’era post-berlusconiana. Nel novembre 2013 Berlusconi sospende ufficialmente le attività del Popolo della Libertà per rifondare Forza Italia: Alfano non ci sta e si consuma la scissione. Nasce così il Nuovo Centrodestra, inaugurato ufficialmente nel febbraio 2014, proprio nei giorni in cui si stava formando il Governo Renzi. In quell’assemblea, presso il Park Hotel Marriott di Roma, Alfano ricordò il suo passato come guardasigilli dell’ultimo governo Berlusconi, attaccando il suo ex leader di partito per non aver saputo tenere insieme la coalizione e non aver fatto la riforma della giustizia. "Silvio Berlusconi in questi anni si è circondato di troppi inutili idioti" disse, dimenticando però che una delle leggi più vergognose in materia di giustizia portava la sua firma: il Lodo Alfano, il quale prevedeva l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato. Le prime tre non ne avevano alcun bisogno: era palesemente chiaro chi fosse il beneficiario di quella legge. Ma questo Alfano si guardò bene dal ricordarlo. 
Quello del 25 maggio del 2014, per NCD, come ha detto il Beatrice Lorenzin, fu un esame di maturità: "Chi pensa di poter venire in questo nuovo partito per farsi i cavoli propri, ha proprio sbagliato". Ma, nonostante le buone intenzioni, le liste presentate dal Nuovo Centrodestra lo facevano sembrare molto simile al “vecchio”. Riporto qui di seguito la squadra degli 11 impresentabili che fu schierata con la maglia dell’NCD-UDC (allora era stata fatta la lista unica con l’Unione Di Centro di Pier Ferdinando Casini): 
- Albertini Gabriele, indagato per calunnia aggravata; 
- Cesa Lorenzo, nel 1993, nell’ambito dell’inchiesta ANAS, ammise di aver preso una tangente pari a circa 300mila euro per conto del ministro dei Lavori Pubblici Giovanni Prandini; 
- Fino Umberto, costretto a dover pagare una multa per via di un’inchiesta sul deposito di soldi non dichiarati su conti prestanome; 
- Gargana Giuseppe, indagato nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia; 
- Piccone Filippo, il cui nome appare nelle carte di un’inchiesta della Procura di Pescara a proposito delle pressione per la costruzione di un inceneritore nella Marsica anziché a Teramo; 
- Podestà Guido, sotto inchiesta per falso ideologico a proposito delle firme false della lista Formigoni; 
- Romano Paolo, presidente del Consiglio Regionale campano, arrestato cinque giorni prima delle elezioni per tentata concussione (nonostante il suo invito a non votare per lui, ha raccolto 11.882 preferenze); 
- Ruffato Clodovaldo, il cui nome fu fatto tre anni prima da alcuni pentiti casalesi, poiché in affari con l’imprenditore padovano Franco Caccaro, considerato dagli inquirenti il prestanome del camorrista Cipriano Chianese; 
- Scopelliti Giuseppe, condannato a risarcire l’erario per 1.300.000 euro e rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e falso ideologico; 
- Trematerra Gino, successivamente indagato per mafia, il suo nome compariva già nelle carte giudiziarie di un’inchiesta circa le infiltrazioni della ‘ndrangheta sul territorio piemontese; 
- Paolo Valentini Puccitelli, indagato per i rimborsi regionali in Lombardia. 


Questo era il 7% della rosa alfaniana delle Europee 2014, dove il listone NCD-UDC, che secondo l’allora ministro degli Interni "avrebbe ottenuto un risultatone", superò di neanche mezzo punto la soglia di sbarramento, ottenendo in totale 1.202.350, quarantamila in meno di quelli che hanno ottenuto tutti gli inquisiti e condannati presenti nelle liste. 
Ma il 2014 è anche l’anno delle prime elezioni regionali e il Nuovo Centrodestra decide di replicare l’esperienza delle Europee alleandosi nuovamente con Casini. I risultati, però, lasciano nuovamente a desiderare: in Sardegna non si presentano, in Piemonte restano fuori dal Consiglio regionale e in Abruzzo eleggono solo un consigliere. Soltanto la Calabria è fonte di (mediocri) successi, poiché hanno accesso all’assemblea regionale tre candidati. È proprio sull’onda di questo successo che le due formazioni politiche danno vita al gruppo parlamentare unico Area Popolare. Ma l’idillio dura poco, infatti, già in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, Alfano, accusato di incapacità di rappresentare adeguatamente la propria formazione politica, perde un capogruppo e la portavoce. Sul finire della primavera del 2015 si svolgono le regionali, dove il Nuovo Centrodestra in più di un’occasione sostiene candidati con gli altri partiti di centrodestra, da Forza Italia alla Lega Nord, i quali hanno ormai rotto i rapporti con Alfano e il suo partito: Giovanni Toti in Liguria, Francesco Schittulli in Puglia, Stefano Caldoro in Campania. Ma anche questa volta i risultati stentano ad arrivare. E non arriveranno mai. 
Da questo momento, inizia il fuggi-fuggi generale: dall’ex ministro dell’agricoltura del Governo Letta Nunzia De Girolamo, al senatore Gaetano Quagliariello, che lascia vacante la carica di coordinatore. Alle Amministrative del 2016, su otto grandi città NCD elegge soltanto tre consiglieri comunali. Dopo quest’ennesima debacle, perdono anche il secondo capogruppo Renato Schifani. 
Ora Alfano e i suoi ci riprovano. Legittimo, per carità. Ma qualcuno, gentilmente, deve spiegarmi il valore aggiunto di un partito con più eletti che elettori. Perché so bene che sono lo strumento con il quale si concorre democraticamente a determinare la politica nazionale, ma così significa farsi beffa degli ideali che hanno caratterizzato i partiti di una volta e, soprattutto, degli elettori. La nuova creatura di Alfano si chiama Alternativa Popolare: secondo l’italiano, la parola 'alternativa' significa "scegliere fra due soluzioni diverse, trovarsi di fronte a un bivio". Dunque, se prima c’era Alfano e ora c’è ancora Alfano, dove sono le due soluzioni diverse?

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