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Braccio di ferro tra Turchia e Paesi Bassi. Erdogan: "Occidente islamofobo e nazista"

La crisi diplomatica che sabato ha travolto Paesi Bassi e Turchia non pare attenuarsi. Anzi, questa mattina anche Germania, Danimarca, e Austria sono scese in capo per sostenere la posizione dell’Olanda, innescando uno scontro diplomatico senza precedenti.
Tutto è cominciato lo scorso sabato 11 marzo, quando i Paesi Bassi hanno annunciato la chiusura dello spazio aereo al volo con il quale Mevlut Cavusoglu, ministro degli esteri turco, avrebbe dovuto raggiungere il Paese dove avrebbe tenuto discorsi a sostegno del referendum promosso dal presidente turco Erdogan. Il prossimo 16 aprile, infatti, la Turchia, e con essa anche i suoi cittadini risiedenti all’estero, è chiamata ad esprimersi con un referendum popolare sull’approvazione di una serie di riforme che prevedono il rafforzamento dei poteri presidenziali, e dunque di Erdogan. La BBC ricorda correttamente che solo sul territorio tedesco sono presenti 1,4 milioni di turchi aventi diritto al voto, che potrebbero fare la differenza nell’esito finale.


La Turchia ha risposto al muro edificato dai Paesi Bassi con la chiusura dell’ambasciata olandese ad Ankara e del consolato ad Istanbul, dove durante una manifestazione “un uomo non identificato”, secondo quanto riportato da Repubblica, “ha issato una bandiera turca al posto di quella olandese”.
Disordini anche a Rotterdam, dove 12 persone di nazionalità turco-olandese sono state arrestate per avere causato il caos durante una manifestazione davanti al consolato turco della città. I turco-olandesi, infatti, hanno reagito con bottiglie e sassi contro la polizia in assetto antisommossa, che a sua volta ha risposto con cannoni ad acqua.
Duri i commenti del presidente turco Erdogan, che ha accusato l’Occidente di islamofobia ed ha etichettato come “nazisti” quei paesi che si sono opposti alla sua propaganda politica all’estero. “Credevo che il nazismo fosse finito, ma mi sbagliavo. Il nazismo è ancora vivo in Occidente”. E non si è fermato alle accuse. Stando a quanto riportato dalla BBC, Erdogan ha chiesto alla comunità internazionale di imporre sanzioni ai Paesi Bassi, da lui chiamati sarcasticamente “la Repubblica delle banane”. In risposta, il vice primo ministro olandese, Lodewijk Asscher, ha affermato che “essere chiamati nazisti da un regime che sta regredendo in materia di diritti umani è davvero disgustoso”, mentre il primo ministro olandese Mark Rutte ha affermato che i commenti di Erdogan sono inaccettabili ed ha preteso delle scuse.


Austria, Germania e Danimarca hanno reagito sostenendo il partner europeo e vietando raduni a favore del referendum sul proprio territorio nazionale. Angela Merkel non si è detta contraria alla campagna elettorale turca, ma solo al fatto che questa si svolga dal punto di vista politico sul territorio tedesco. Il primo ministro danese ha rimandato un incontro con il primo ministro turco sostenendo che la crisi diplomatica con l’Olanda non può essere ignorata.
Indignazione, invece, in Francia, dove ha fatto discutere la decisione dell’Eliseo che domenica 12 marzo ha permesso al ministro degli esteri turco respinto dai Paesi Bassi, Mevlut Cavusoglu, di tenere un comizio a Metz a favore del referendum. Il conservatore Francois Fillon ha accusato il presidente Hollande di aver “tradito gli alleati tedesco e olandese”.
Secondo Bernard Guetta, redattore della rivista Internazionale, “il 16 aprile, giorno del voto, Erdoğan potrebbe anche perdere, ed è per questo che ha organizzato questa serie di incontri in Europa. Il presidente turco vuole trovare nella diaspora i voti che potrebbero mancargli in patria”.


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