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Fashion Week 2017: da Milano e Parigi, il punto di vista dei giovani sulla moda di oggi

Moda, un imperativo sociale che dagli albori della storia dell'essere umano contraddistingue lo stesso e la sua evoluzione come singolo e aggregazione, sviluppa dal senso di vanità e di epoca in epoca si affina come costume, simboleggiando il senso di appartenenza dei più ad uno status della società. Sebbene oggi non sia più proprio così, e assai raramente “l'abito faccia il monaco” siamo sempre più abituati a vedere una moda di alto rango fatta di griffe, grandi nomi, passerelle, street style ed eventi mondani ed una fatta di store, di vendite online super veloci, di capi carini e a basso prezzo, quella dei fast fashion. Ma nel mezzo cosa c'è? Chi sono oggi i piccoli sarti delle botteghe e i modesti atelier di una volta?


Durante le sfilate di Milano e Parigi, tra uno show e l'altro, abbiamo incontrato un giovane “sarto” moderno, uno di quelli che la moda la fa, a suo modo e con i suoi mezzi, e a lui abbiamo chiesto se, ad oggi, la moda sia di tutti e per tutti, oppure no


1) Chi sei, quanti anni hai, i tuoi studi, il tuo percorso di vita per arrivare alla moda.
Ciao a tutti! Mi chiamo Matteo Caviglioni, sono nato a Terni, ho 27 anni e sono laureato in design alluniversità di architettura di Camerino dove ho intrapreso un percorso di studi riguardante materiali di riciclo da applicare nel campo della moda. La mia formazione superiore da geometra e gli studi secondari alla facoltà di architettura mi hanno permesso di avere una visione diversa da applicare ai miei progetti nel campo del fashion. Inoltre, per apprendere i segreti della sartoria ho fatto apprendistato presso artigiani dellabbigliamento femminile, un'esperienza unica che mi ha permesso di acquisire basi e competenze sul prodotto che non avevo.

2) A cosa ti ispiri, quali sono i valori stilistici del tuo brand, quale donna/uomo rappresenta il tuo target ideale?
I miei valori estetici partono da unidea di purezza e da forme geometriche semplici applicate alla commistione di materiali tecnologici e tradizioni sartoriali. La mia donna ha soprattutto coraggio: di osare, di mostrarsi. E' una creatura sicura ma anche fragile. Decostruisco per lei armature che sprigionano la più intima femminilità. Le donne sono entità superiori che devono manifestarsi in tutta la loro energia vitale.



3) Quale è per te il ruolo della moda oggi?
La moda attualmente è un caleidoscopio di visioni, tutte diverse e in necessaria contraddizione tra loro. Oggi il fashion permette, finalmente, di scegliere di essere se stessi esaltando le vere peculiarità di ogni individuo. Poi cè la magia, il sogno che incontra la realtà e uno dei tramiti è la moda.

4) Quanto è fattibile nel pratico avviare un business proprio, partendo dall'Italia, in un momento storico-sociale in cui i fast-fashion hanno la meglio e dettano le regole del mercato?
Di fattibile e di pratico non penso ci sia nulla in questo periodo storico, quello che premia è la caparbietà e la passione di provarci in tutti i modi.


5) Cosa ne pensi delle donne di oggi e dell'omologazione nella moda
In realtà non è la moda contemporanea ad essere omologante quanto la mancanza di una educazione allimmagine. Ci sono ovviamente capi che rappresentano degli status symbol ma ciò che appare spenta è la curiosità che racchiude in il desiderio di sperimentare, di osare, di conoscere.

6) Quanto il digitale ha cambiato il modo di fare moda e quale è la tua strategia a proposito.
Col mondo digitale non si hanno più filtri e si è immediatamente in contatto con il pubblico. A riguardo ci sono aspetti sia positivi che negativi, ma a me piace lidea di avere più canali comunicativi di cui disporre. Trovo poi che in tutta la storia del costume le celebrità siano state un focus su cui basare mode e gusti, dalle sovrane dell'antichità passando per le attrici, le donne “in vista” sono quelle per le quali si può creare anche unidea, e dunque, nonstante il web sia un mondo inflazionato, trovo che anche li si possa ritagliare lo spazio per una moda di nicchia, che io preferisco, appunto, chiamare idea.

7) Quali sono gli stlisti che ti piacciono (in base al design, al marketing, al prodotto)?
Mi attraggono stilisti che basano il loro lavoro sul connubio di arte e moda. Lagerfield, Raf Simons, Ann Demeulemesteer, Walter Albini, sono geni dai gusti estetici distanti ma tutti hanno portato avanti un concetto trainante del loro stile. Ammiro chi costruisce un capo che ha una storia e radici che affondano nel mondo delle idee.

8) Come intendi sviluppare il tuo brand?
Ho voglia di utilizzare e interesse di provare tutte le vie di comunicazione soprattutto i social, che trovo più consoni anche alla mia età, senza trascurare le vie tradizionali che restano il vero canale di sviluppo del mio progetto.

9) Alla luce di tutto questo, per te, la moda è di tutti e per tutti ovvero è un mondo per giovani?
Dalle mie esperienze direi che è un mondo per temerari, difficile da conquistare e dove non c’è spazio per la fragilità.

Sara Miusis

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