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I Salvini di marzo: da Milano a Napoli, perché questo linguaggio non merita rispetto

Due giorni fa avevo raccontato il ritorno di Renzi in occasione dell’Assemblea al Lingotto del PD. Lo avevo fatto sfruttando una parte del significato del brano vincitore di Sanremo Occidentali’s Karma



Restando nella logica musicale, e soprattutto in quella dei Matteo, sul fronte della destra più estremista è il turno di Matteo Salvini. Al centro delle cronache per il suo comizio a Napoli, dove si sono scatenate violente proteste che hanno paralizzato il capoluogo campano, Salvini ha fatto “coming out” esibendo il manifesto in stile Trump "Salvini premier". Questo finalmente risolve tutti i dubbi a proposito della strategia del centrodestra per le prossime elezioni. O almeno per ora: domani è un altro giorno e staremo a vedere. Perché, checché se ne dica, il centrodestra è diviso. Berlusconi, che pur di non dover far capo a Salvini lancia il governatore Zaia come candidato; Meloni, che vuole le primarie e replicare il tentativo (fallimentare) di dieci anni fa di Daniela Santanché, candidata per La Destra di Storace; CasaPound, che da due anni a questa parte sta vivendo il suo periodo di massimo splendore, grazie all’alleanza (?) con la Lega; infine Alfano, che ha decretato lo scioglimento del Nuovo Centrodestra e sente una grande nostalgia di Renzi. Insomma, l’unico che ha le idee chiare è Salvini. Come finirà? Lo scopriremo solo vivendo. 
Ai microfono di Radio Padania il leader leghista ha commentato i fatti più recenti: dall’aggressione subita dal ristoratore lodigiano agli scontri proprio per il suo comizio a Napoli. Salvini ha attaccato il sindaco de Magistris, dicendo che è una vergogna che il sindaco di una città si schieri con la violenza. Su questo aspetto apparentemente non gli si può dare torto: la libertà di parola è un diritto sancito dalla Costituzione. In questi casi mi torna sempre in mente la frase della scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall: "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo". Eravamo tutti Charlie Hebdo, tutti per la libertà d’espressione, tutti paladini del diritto di poter dire liberamente ciò che pensiamo. E allora perché, quando riguarda una determinata parte politica, preferiamo la protesta, talvolta violenta? La risposta è molto semplice, e va ben oltre al fatto che per vent’anni e più la Lega Nord e Salvini hanno preso a pesci in faccia l’intero Mezzogiorno, prima con gli insulti e poi con una politica economica che l'ha ridotto nelle condizioni in cui versa oggi. Ed è inutile che Salvini, quando gli si ricorda tutto ciò, dica sminuendo l’interlocutore: "Sì, certo certo, è colpa della Lega". Sì, è così. Il problema è legato essenzialmente al linguaggio e alle proposte che la destra di Salvini avanza. In una parola: fascismo. 


La destra di Salvini è puro fascismo, una visione novecentesca dello Stato e dell’Europa. Sul piano europeo, Salvini, come Marine Le Pen in Francia, vorrebbe creare “l’Europa dei popoli”. Che cos’è? Basta prendere una cartina europea degli inizi del Novecento, prima e dopo la Grande Guerra, per rendersene conto. A livello nazionale, Salvini propone il modello trumpiano “Prima gli italiani”. Volessi fare una battuta, suggerirei a Salvini, a questo punto, di riprendere il caro vecchio “l’Italia agli italiani”: tra l’originale e la brutta copia, le persone scelgono sempre l’originale. 
Ma l’argomento è troppo serio per fare battute, e allora la riflessione che continuo a fare è la seguente: Salvini ha studiato storia (gli mancano due esami alla laurea) e, da studente, saprà bene che i grandi fenomeni migratori sono eventi epocali che coloro i quali verranno dopo di noi studieranno sui libri (come abbiamo fatto noi a proposito dell’emigrazione di milioni di europei verso l'America). Ecco, ma davvero possiamo pensare di risolvere la questione dell’immigrazione con un blocco navale e i rimpatri? Per far paura all’immigrato, basta mettergli in chiaro fin da subito che, qualora commetta reati, finisce in galera. E non nel suo Paese, perché là le condanne non valgono, ma qui in Italia. Anche perché una buona parte dell’immigrazione clandestina non avviene solo con i barconi, ma, molto spesso, riguarda persone che una volta scaduto il visto turistico rimangono comunque in Italia. Però su questo non ho mai visto una manifestazione fatta da Salvini. Anche perché, per prendere più voti, è molto più facile attaccare la microcriminalità che non la macrocriminalità. Un esempio efficace lo ha fatto il giudice Davigo: con il crack Parmalat, al processo, si erano costituite più di 40mila parti civili. Pur non avendo alcuna simpatia per gli scippatori, ma quanto ci mette uno scippatore a fare 40mila vittime? Il problema in questo Paese, dunque, è la microcriminalità o la macrocriminalità? Difficile però parlare di macrocriminalità quando si ha il presidente del proprio partito condannato per la maxi-tangente Enimont. 
Sempre in quest’intervista a Radio Padania, Salvini ha attaccato i giornalisti definendoli una pessima razza (linguaggio fascista), e i magistrati, che secondo lui andrebbero riformati, a proposito dei coniugi di Casale Monferrato che hanno visto la predisposizione dell’affidamento della figlia a un’altra famiglia. "Due genitori vecchiotti non vanno bene, anche se quella figlia l’hanno concepita e accompagnata in pancia per 9 mesi, mentre due uomini e due donne, evidentemente non entrambi partorienti, possono essere chiamati 'papà' e 'mamme'. E quindi il concetto di famiglia in tribunale viene completamente riscritto". Come sempre capita in questi casi, nonostante la causa sia nobile, se sul finale non c’è un tocco di discriminazione sessuale o razziale, forse non è contento. Linguaggio fascista. Ecco perché sul fascismo non si può discutere: è già stato giudicato dalla storia. E, francamente, non credo ci sia bisogno della prova del nove.

Matteo Menegol

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