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La Bella e la Bestia: il remake che vince ma non convince

In termini mediatici è forse stato il film più atteso dell’anno, più del vincitore fresco di Oscar “La La Land” e, come prevedibile, “La Bella e la Bestia” in un solo weekend è il re del botteghino con oltre 7 milioni di euro incassati. Questo fenomeno di costume spinge a riflettere sulla leva facile che stanno cavalcando in questi anni i vari sequel e remake delle opere del passato, i quali irrimediabilmente strizzano l’occhio alla malinconia.



Guardandosi attorno pare che ci siano carenze di contenuti di idee da offrire al grande e piccolo pubblico, in questo momento ultra tecnologico e ultra connesso, sembra che la mente abbia solo voglia di rifugiarsi nel calore delle vecchie storie, quelle che pur conoscendole a memoria non riescono a stancarci e che anzi vorremo vederle in ogni declinazione possibile.
Ad essere consci di queste opportunità sono produttori e registi che, pur di guadagnare - e anche tanto - contano sull’immediatezza di un richiamo facile, e quindi garantito, su ciò che il pubblico già conosce e ama.
I film e le serie tv del passato diventano quindi vecchi amori di cui vogliamo rivivere momenti e frammenti, mettendoli in pausa, sapientemente al punto giusto, per poter sognare ancora con quelle emozioni che ci hanno smosso il cuore.
Quello stesso cuore diventa il centro di una piccola seconda casa in cui noi spettatori ci sentiamo protetti nel coltivare la speranza di voler sognare, oltre la nostra abitudinaria vita, quello che trasportato sullo schermo diventa magicamente straordinario. 
A questo punto dunque arriva il grande bivio: fedele riproduzione oppure versione rinnovata?
Il passato sembra andar bene purché si consideri che siamo effettivamente nel 2017 e va dato quel giusto tocco ad una storia che possa ancor più nell’immediato entrare in empatia con chi la guarda. “La Bella e la Bestia” è l’ultimo film in ordine di tempo a perdersi dentro questo precario equilibrio.
La volontà di far procedere il film quasi esattamente uguale alla versione animata del 1991 ma cambiando solo alcuni particolari stona nell’insieme totale della storia che perde di magia e appare più semplicemente come una brutta vecchia copia dell’originale. Il risultato è spesso un botteghino gonfiato dall’enorme circo mediatico creato attorno al prodotto promosso e poi la stroncatura di una critica non esattamente entusiasta e spettatori divisa a metà.
Per chi come me ha la stessa età de “La Bella e la Bestia” della Disney versione 1991, è difficile ritrovare quella qualità di colori e nuove tecnologie spettacolari, doppiatori italiani impagabili e quelle canzoni che scorrevano sinfoniche e perfette, grazie anche ad adattamenti di alti livelli, come quello di Gino Paoli per la colonna sonora centrale del film.


Per chi invece è piccolo ad oggi può far piacere vedere un Emma Watson versione Hermione di Harry Potter che non riesce però a dare il minimo spessore interiore di Belle, tasche per mettere libri e scarponcini al posto della ballerine non bastano a rendere il personaggio più moderno se poi manca quella dolcezza necessaria a far apparire credibile il suo animo nobile. 
Un Dan Stevens come bestia non pervenuto e imbruttito, sia da bestia che da umano, in modo inspiegabile tanto da far rimpiangere (per i grandi appassionati) l’indimenticabile Matthew di Downton Abbey, assai più bello e regale che non nei panni del principe turbato dalla sua trasformazione.
L’amore poi, come tema centrale e universale del film, manca da entrambe le parti in interazioni traballanti del perché non spiegato su come mai entrambi si siano innamorati l’uno dell’altro.


Se il primo film era stato un connubio di nuove tecnologie e passi in avanti nel ruolo sociale della donna, con il ruolo di Belle rappresentato come denuncia sociale contro la bellezza cercata e forzata e il cliché classico di donna oggetto, la nuova tecnologia di oggi, ben più ampia ed elevata, impone due personaggi che sembrano persi nel vuoto di loro stessi e non riescono ad andare oltre lo spessore di un schermo di proiezione. 
Il film ci insegna ad apprezzare la diversità, ma questo film diverso dall’originale premia solo al botteghino, dando ragione alla forza motore di una ricerca del passato senza mai andare verso il futuro.

Marta Borroni

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