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La Santuzza di Palermo: la storia di Rosalia Sinibaldi



Il nome ‘Rosalia deriva dal latino ‘rosa’ e ‘lilium’ – rosa e giglio – che simboleggiano la regalità e la purezza. Rosalia Sinibaldi è la Santa Protettrice del capoluogo siciliano che viene rappresentata nell’iconografia religiosa e popolare con una corona fatta di rose e gigli e un teschio alle mani. 

Di origini nobili, dato che il padre della giovane palermitana, il Conte Sinibaldo, era un diretto discendente di Carlo Magno e la madre invece era imparentata con la corte normanna. La piccola Rosalia - di una bellezza disarmante e dal garbo di altri tempi - decise di ritirarsi in una vita ascetica abbandonando definitivamente la vita di corte. Per tutte queste ragioni decise di trasferirsi a Santo Stefano di Quisquina in una grotta per poi tornare di nuovo a Palermo sul Montepellegrino che le era stato donato dalla Regina Margherita. 

La Santa morirà giovanissima il 4 settembre intorno al 1170, in piena dominazione normanna, dove si erge ai giorni d’oggi il santuario della Santuzza. Rosalia – insieme a Sant’Oliva, Santa Cristina, Santa Ninfa e Sant’Agata che si trovano esposte ai Quattro Canti in piazza Vigliena – è la Santa protettrice di Palermo.

Il 15 luglio del 1624, in una grotta sul Montepellegrino, furono ritrovate le reliquie in seguito ad una visione ad una donna da parte della Madonna e di santa Rosalia.
Le reliquie furono portate a Palermo dal Card. Giannettino Doria il quale non era certo che fossero della santa.

Il 13 febbraio del 1265 un cacciatore era salito sul Montepellegrino per suicidarsi poiché la moglie era morta a causa della peste che già dal 7 maggio del 1624 aveva colpito i palermitani.

Rosalia apparve al giovane fermandolo dal suicidio e lo incaricò di riferire al Vescovo che le ossa erano le sue e che bisognava fare una processione. Fu così che il vescovo, fatte riesaminare le ossa da una commissione di medici, costatò che erano ossa di donna.

Dato che l’unica donna sul monte era Rosalia fu dichiaratala loro autenticità come appartenenti alla Santa.

Il 9 giugno 1625 le reliquie furono portate in processione.

Rosalia, sotto indicazione della Madonna aveva detto che la Città si sarebbe salvata al canto del “Te Deum laudamus.”. Così avvenne: da quel momento in poi non ci fu nessun contagio e la gente guariva dinanzi a tutti i presenti. Gli scrivani reali registravano tutti i fatti accaduti con i dati dei guariti e Rosalia fu proclamata patrona della città di Palermo.

Le sue reliquie sono conservate nella Cattedrale di Palermo e sono ancor oggi portate in processione durante il pomeriggio del 15 luglio di ogni anno.
Viva Palermo e Santa Rosalia!



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