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L’invidia, questa brutta bestia

L’invidia è un sentimento che sa di marcio, di brutto, di sbagliato. Tutti ne siamo, scommetto, abbastanza convinti. Del resto, quando c’è da fare i buoni, da partorire perle di saggezza e umiltà, da mostrare la sostanza del proprio cuore placcato di oro massiccio, c’è una fila lunghissima. 


In realtà, una ricerca spagnola dimostra come – benché tutti ci sbracciamo per negare l’evidenza – il sentimento più diffuso al mondo sia proprio l’invidia. Su di essa, assicurano i ricercatori di alcune università spagnole (uno degli Atenei protagonisti di questo studio, l’Universidad Carlos III), si fonda il mondo. 
Il 90% della popolazione può essere smistata in quattro grandi tipologie caratteriali: ottimisti, pessimisti, fiduciosi e invidiosi. Gli invidiosi costituiscono il 30% del totale, però – numeri alti, altissimi, miei cari signori.
Per giungere a quest’amara constatazione, il comportamento di 541 volontari è stato monitorato con grande minuziosità. Sono state analizzate le reazioni ad alcuni problemi e le opzioni scelte per fare fronte ad alcuni dilemmi sociali. Dopo aver individuato e catalogato i dati, è stato creato un particolare algoritmo mediante il quale si è giunti al definitivo responso.


Abbiamo quindi gli invidiosi, che primeggiano tenendo in alto uno scettro verde, i pessimisti e gli ottimisti – agli antipodi tra di loro, che si spartiscono un buon 20% – e i fiduciosi. Il 10% dei volontari è risultato inclassificabile. 

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