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Chiesa del Carmine Maggiore, l’edificio dalle dieci campate




Nel cuore di Ballarò, storico mercato di Palermo, si situa uno dei gioielli architettonici più belli e storici databili al XII secolo: la Chiesa del Carmine Maggiore.
Le origini di quest’ordine religioso risalgono all’insediamento dei frati carmelitani nel capoluogo siciliano provenienti dalla Palestina intorno al 1235.
Così in piena epoca normanna nel quartiere ‘Al-Bahar’, nonché uno dei cinque arabo-normanni, poi storpiato in ‘Albergaira’ (attuale Albergheria) tra spezie, pesce e ortaggi sorge nella terra di mezzogiorno quest’edificio. 


 
















La cronaca di questa struttura si distingue in varie epoche così riassumibili:
la prima in cui fu costruita una primitiva cappella della pietà che fu ultimata nel XIII secolo, successivamente la chiesa fu dedicata all’Annunziata per poi (1627-1693) diventare la Chiesa del Carmine Maggiore (attuale nome e luogo di culto cattolico).

Secondo le fonti storiche elaborate da Antonio Mongitore la chiesa fu donata nel 1118 dalla Contessa Adelasia (Regina di Gerusalemme) ai Carmelitani di Palermo.

La Cappella raccoglie stili di due epoche diverse: il romanico (basta notare la presenza degli archi a sesto acuto) e il gotico (i costoloni del soffitto arricchita dalla scritta ‘Agnus Dei’).  In epoca sveva, per esigenze liturgiche, si è costruita a ridosso della Cappella della Pietà una seconda chiesa dedicata alla Santissima Annunziata. In epoca spagnola invece sotto la direzione di Mariano Smiriglio l’edificio presenta una pianta a croce latina, tre navate sorrette 12 colonne in Billiemi con capitelli dorici. 



In epoca moderna rimonta la costruzione della facciata semplicissima del 1814 e sempre allo stesso anno si riconduce l’affresco di Giovanni PatricoloIl dono dello scapolare’ conservato nella navata centrale. 
 
Gli interni invece sono suddivisi in: abside, transetto, navata sinistra, navata destra, organo e sacrestia. Da apprezzare sono le finissime opere in stucco dei fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta eseguite nel 1684 conservate nel transetto destro, il simulacro della Madonna del Carmelo conservato nella navata sinistra (lungo la prima campata), una piccola e graziosa nicchia che conteneva le reliquie di Sant’Alberto degli Abati, l’acquasantiera del XIV secolo a forma di conchiglia in elegante marmo bianco sostenuta da una colonna che presenta angeli alati e i numerosi quadri che padroneggiano le dieci campate (contando entrambe le navate) dedicati a momenti e personaggi della tradizione cristiana di notevole spessore. 


















Se l’osservatore spostandosi agli esterni della chiesa alza gli occhi in direzione della cupola la può ammirare nei suoi tre ordini: tamburo, volta e lanternino.
L’opera, diretta dal frate Angelo La Rosa, vede i pilastri ornati dalle statue di Mosè, Elia, San Giovanni Battista e Giona scolpite nel 1681 da Vincenzo Messina e le quattro finestre di riferimento sono decorate da putti, vasi e fiori di stucco.
La superficie convessa è rivestita da maioliche smaltate con colori che ricambiano lo stile arabo. 




















Il campanile attuale non è l’originale in quanto ha subito diverse fasi di struttura: la prima 1620, la seconda 1670, la terza nel 1740 e per finire nel 1883 fu demolito per poi essere ricostruito nella versione semplice e senza presenti di età contemporanea.
Nella chiesa è custodita la reliquia della Santa Spina proveniente dalla chiesetta della Santa Spina dei "Mastri Stazzunari”

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