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Un gioiello artistico nel cuore di Palermo: la Chiesa di Santa Caterina delle Donne

A Palermo, nell'incantevole Piazza Bellini, sorge uno dei capolavori architettonici più belli del XVI secolo. La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, meglio conosciuta come Chiesa di Santa Caterina delle Donne, è una struttura architettonica religiosa situata nel cuore del centro storico di Palermo. Locata nell’affascinante e bohémienne Piazza Bellini, a pochi metri dalla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio e la chiesa di San Cataldo, conta una storia di circa nove secoli.
Con la benevolenza del sovrano Federico II, i primi lavori furono realizzati a partire dall’epoca Sveva quando i primi frati che giunsero nell’isola furono ospitati dall’ordine teutonico della Magione. In epoca aragonese - dal 1407 al 1532 - il centro divenne un’affiliata della cattedrale e del Senato palermitano per poi dare assistenza alle classi femminili più deboli e svantaggiate pertanto dovette ampliarsi.



Dalla seconda metà del XVII secolo Francesco Ferrigno si occupò della costruzione della maestosa cupola e nel 1664 fu consacrata dall’arcivescovo Pietro Martinez y Rubio, regnante Filippo IV di Spagna rappresentato dal viceré Francesco Cateani Duca di Sermoneta. Durante i moti rivoluzionari del 1820-21, la rivoluzione siciliana del 1848, l’insurrezione di Palermo del 1860 e altri conflitti interni la chiesa subì dei danni importanti che videro il culmine con i bombardamenti, tutt’oggi visibili, dei Borboni.
L’interno di Santa Caterina è a unica navata con tre cappelle per lato sviluppata longitudinalmente attraversata dal transetto su cui è innestata la cupola. La caratteristica che rende questa struttura religiosa unica nel suo genere è la decorazione ricchissima e lussureggiante, basta osservare i marmi di Borgogna dell’altare, tipica del periodo della controriforma. Apparata da marmi mischiati, stucchi e affreschi la Chiesa possiede un’armonica composizione artistica che ben si sposa anche alle pitture conservate nelle cappelle disposte ai lati. A destra ben visibile è lo stemma nobiliare dei Bruno con annessi dipinti della scuola del Ribera che attraversano momenti salienti della tradizione religiosa cattolica, a sinistra vi è l’effige della Famiglia Amato che custodisce tele connesse all’Adorazione, alla Nascita della Vergine o al Rogo dei libri proibiti (tema attuale per la storia contemporanea dell’epoca).


L’altare maggiore e il transetto rappresentano in pieno lo spirito artistico del XVIII secolo basta osservare il cappello dipinto da Paolo e Antonio Filocamo ‘L’anima in gloria sale in Paradiso’ oppure la coppia di paraste sfalsate a ricciolo realizzate da Giovanni Battista Ragusa.
Arrivando dall’ingresso occidente, laterale, che si affaccia alla Piazza Pretoria si troviamo una doppia scalinata meno ‘prepotente’ rispetto all’entrata principale della chiesa con un portale tardo-rinascimentale sormontato da timpano ad arco. Dall’ingresso principale, da Piazza Bellini, vi si trova una doppia rampa di scale scenografica, un portale tardo-rinascimentale del 1685 sormontato da un’edicola e una nicchia che conserva la statua di Santa Caterina d’Alessandria. I due ordini sono divisi da una trabeazione decorata e suddivisa su due livelli: il primo con due coppie di lesene a lato dalle finestre nel secondo solo due lesene e un finestrone centrale. 
La struttura possiede anche un monastero dedicato alle donne in condizioni di vita pessime risalente al XVI secolo. Tutte le chiese del periodo della controriforma si distinguevano dalle altre per l’evidente discrepanza decorativa degli esterni semplici e lineari stridenti ai fasti e alla ricchezza contenuta negli interni. Nel monastero oggi resistono, nonostante il tempo, le strutture dell’ammiraglio normanno Giorgio d’Antiochia, stesso diplomatico che costruì la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio locata di fronte alla presente struttura, il chiostro con ridente fontana realizzata da Marabitti. Sotto l’altare è anche oggi presente la cripta privata del monastero.

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