Ultime Notizie

L'officina delle parole: Arresta… la vita che fugge





Caro diario,

No. Meglio, forse, caro confidente di carta.

Mi chiamo Sara ed oggi sono andata al centro commerciale, come faccio quasi ogni settimana, ma stranamente ho deciso di non fare un salto al negozio di elettronica. Sono invece entrata in un negozio di casalinghi, io, che a 24 anni non ho alcuna intenzione di acquistare pentole o stoviglie. Ci sono entrata perché avevo bisogno di qualcosa che non acquistavo da molto tempo: ho preso te, un quaderno malmesso con le fatine sopra, uno di quelli con i margini larghi e la prima pagina per scrivere i dati personali. Insomma, un quaderno di scuola da bambina: innocente, puro e buffo.

Tutti aggettivi che ormai non mi rappresentano più.


Caro confidente di carta, da oggi così ti chiamerò, ti ho scovato, come un grande segreto, per scrivere dentro il tuo corpo di fogli, di una vita che direzione più non ha. Ho comprato anche una penna col cancellino, perché mi aiuti ad emulare un po' il tasto "cancella" del mio computer.

Il computer, ecco. È da qui che comincia la mia storia, o forse la mia sventura. Ma per spiegarti meglio perché oggi mi trovo a scrivere impacciatamente su un foglio di carta, devo tornare un po' indietro, sfogliando le pagine della mia memoria.


Avevo circa 15 anni quando cominciai ad avere dimestichezza con quella grande scatola elettronica. All'inizio, come tutti, facevo ricerche per la scuola, chattavo con gli amici e ne facevo un uso proprio o quantomeno ponderato. Poi in pochissimi anni sono arrivati i social network, i mostri silenti della nostra vita: parlo di Facebook, Instagram e Twitter.

Io ero, come tutti, affascinata dal fatto di poter essere in contatto con tutto il mondo in pochi secondi. Lo ammetto, ci sono cascata, sono diventata una piccola adepta della tecnologia. Ormai si sa: se si vuole far successo bisogna aprire un blog, curare la tua immagine, e badare a ciò che piace agli altri. In poco tempo, insomma, la mia vita è diventata semplicemente una messa in scena da pubblicare, condividere e mostrare. Sono diventata in pochissimo tempo una blogger di successo, con tantissimi seguaci ed una vita virtuale invidiabile. Organizzavo viaggi in luoghi esotici solo per poterne immortalare gli scorci più suggestivi e postarli in tempo reale, compravo capi d'abbigliamento che mal si accostavano al mio gusto e alla mia fisicità solamente per far tendenza, partecipavo a feste in cui conoscevo pochissime persone soltanto per far foto con i tipi giusti e ricevere popolarità. Sono stata per quasi 3 anni, una marionetta virtuale, vestita solo della fama che un esorbitante numero di individui sconosciuti mi dava ogni giorno.


Ora, caro confidente cartaceo, ti chiederai come abbia fatto questa Cenerentola 2.0 a svegliarsi dal suo "social dream".

È presto detto. Qualche tempo fa decisi di andare a vivere da sola. Acquistai una casa, una piccola oasi tutta per me, con la carta da parati ai muri e gli oggetti di design degli architetti più famosi sparsi e qua e là come in un museo immacolato.

Abitavo in uno dei quartieri più ricchi della città. Ogni mattina c’era un mondo tutto dorato ad attendermi. Facevo sempre lo stesso tragitto per raggiungere il bar più vicino e gustare colazioni buone, ma soprattutto belle da fotografare. Ed è proprio tra i vicoli della strada di casa mia, che s’è fermata la mia storia. Ogni giorno per raggiungere i miei luoghi preferiti passavo dinanzi ad una Chiesa, dove sui gradini dimoravano un vecchio barbone e il suo cane. Era un uomo anziano, col volto segnato dall’età e dalla vita. Aveva una piccola copertina a quadri per ripararsi dal freddo insieme al suo amico, vecchio come lui, e fedele come solo i cani sanno essere. Io li vedevo lì, ogni giorno, ma non prestavo molto attenzione a quelle due vite; il mio mondo era troppo “dorato” per far si che mi accorgessi del grigio che mi circondava. Ma quest’uomo e la sua storia, hanno trovato il modo di intrufolarsi nella mia vita, cambiandola per sempre, in una mattina d’inizio dicembre.


Fuori c’erano quasi zero gradi, ma uscii lo stesso per fare colazione nel mio bar preferito. Passai come al solito davanti ai gradini della Chiesa ed inaspettatamente mi accorsi che erano completamente vuoti. Ora, caro amico, io non so ben dirti perché, so soltanto che tutto d’un tratto mi fermai, inerme, davanti al sagrato, e le mie griffatissime scarpe, tacco 15, varcarono la soglia di quel luogo sacro. Ero incuriosita dalla mancanza di quell’uomo e del suo cane. Entrando mi rivolsi ad una suora, interrompendo la sua preghiera, per chiederle spiegazioni. Mi rispose che Bob, seppi così il nome dello sconosciuto, aveva deciso di andare via, di abbandonare quei gradini che per anni avevano assistito allo scorrere della sua vita, perché era rimasto solo. Il suo cagnolino, forse un po’ per il freddo, un po’ per l’età, se n’era andato per sempre. Ricordo le lacrime che mi rigavano il viso, il mascara colato, il trucco rovinato. Ricordo di essere scappata via da quella Chiesa. Quel giorno non riuscii a raggiungere il bar per fare la mia solita buona e bella colazione.

Trascorse una settimana in cui la mia vita proseguì come al solito, ma arrivata la domenica, ancora turbata da quella storia tanto triste, decisi di recarmi nella “nuova casa” di Bob. L’indirizzo me lo aveva dato la suora. Indossai la mia giacca, e mi diressi verso un edificio della Caritas poco lontano dal mio quartiere stellato.

Lì, caro diario, ho visto la vita, quella grigia, nera, cupa, quella dai colori forti che tanto mi ero ostinata a nascondere. Ho visto Bob, ci ho parlato per ore. Certo, mi guardavano tutti un po’ increduli, dato il mio abbigliamento e i miei modi. Lì erano tutti rudi, un po’ troppo diretti, sfacciati, questo si; ma certamente veri, qualità che io non potevo permettermi più di vantare. Ci sono stata davvero in quel luogo, amico di carta, e ho ascoltato lì dentro le storie di vita più assurde e struggenti, ho visto la sofferenza vera, la fame, l’ingiustizia. Oh! Amico mio, che portafogli pieno, e che anima povera la mia!


Ci sono andata tanto spesso, e ho saltato tanti appuntamenti, pian piano, a bassa voce. Ho invece messo la cuffia, di quelle igieniche per i capelli, ogni domenica, per andare a servire cibo e una manciata di aiuto in quel luogo della speranza. È passato quasi un anno dalla mia prima volta al centro, ed ora ci vado con un assiduità quasi costante, il mio appartamento non mi piace più tanto e lascio volentieri le borse firmate a casa.

Ho scoperto così l’altra metà della vita, quella che tutti fingono che non esista ma che in realtà fa da maestra a tutte le altre; da allora ho deciso letteralmente di “disintossicarmi” da quel mondo tanto apparente quanto fasullo. All'inizio si sono tutti un po’ preoccupati del mio silenzio, ma dopo qualche giorno altri blogger hanno preso il mio posto e il mio nome è già finito nell'oblio.


Caro confidente di carta, Cenerentola s'è svegliata e ha scoperto che gran parte del mondo reale è una commedia continua, che chi ha i soldi è certo più potente, ma è chi ha la dignità di affrontare la vita il vero eroe.

Una vera Sara

Delvira Rotondo

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.