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Giochi d’acqua in piazza: la Fontana di Trevi e della ‘Vergogna’

Teatrali, spettacolari, ricche di zampilli e di statue sono queste le caratteristiche principali delle fontane italiane che magnifiche e lussureggianti si adagiano discrete tra i monumenti più importanti delle città. Nelle ultime settimane sono stata piacevolmente “costretta” a scorrazzare per le vie della capitale e da brava viaggiatrice (non turista, attenzione!), armata di pazienza e di GPS, ho fatto un giro a modo mio. Priva di guida turistica e di cartine geografiche ho visitato i luoghi cult di Roma
Dopo aver ammirato il meraviglioso Anfiteatro Flavio, Piazza del Popolo, Piazza di Spagna, San Pietro e molteplici e deliziosissime chiese barocche, ho deciso di soffermarmi sulla Fontana di Trevi. Era un soleggiato e caldo pomeriggio di fine aprile quando mi recai per la seconda volta in questa piazza stracolma di turisti. Con aria discreta mi soffermai a osservare attentamente i particolari della fontana che mi parve assai somigliante, per certe angolature, alla ‘mia’ Fontana Pretoria palermitana. 
A tal proposito ho deciso di raccontarvi la storia di entrambe le fontane. 
Per un fatto puramente storico e cronistico inizio a dissertare sulla seconda, la siciliana per intenderci, realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani a Firenze successivamente, nel 1581, fu spostata a Piazza Pretoria nel capoluogo. Quando lessi la storia della costruzione di questa struttura architettonico-scultorica rimasi colpita dei trasferimenti logistici ai quali fu soggetta. 




Inizialmente la fontana fu commissionata da Don Luigi di Toledo per il suo giardino di Firenze nel quale in seguito si sarebbe costruito l’attuale palazzo di San Clemente. Sicché dal 1554 cominciarono i lavori del Camilliani, allievo di Baccio Bandinelli, che realizzò un complesso costituito da 48 statue e aveva delle dimensioni assai imponenti per cui parve più opportuno renderla visibile e apprezzabile in uno spazio pubblico e adatto. Il facoltoso Don Luigi, spinto dai debiti, fu costretto a spostarsi a Napoli e nel 1573 vendé la fontana alla città di Palermo dato che il fratello era in buoni rapporti con i Viceré di Sicilia e il Senato del loco. La fontana arrivò a Palermo nel 1574 smontata in ben 644 pezzi dei quali 112 imballati in 69 casse. Per rendere fruibile a tutti questa struttura giunonica furono distrutte diverse abitazioni. 


La fontana ruota attorno a un bacino centrale circondato da quattro ponti di scalinate e un recinto di balaustre ed è costituita da tre vasche concentriche da cui partono i giochi d’acqua. I varchi d’accesso esterni e le balaustre presentano coppie di personaggi mitologici o figure allegoriche: Pomona, Venere, Mercurio, Vertummo, Adone, Cerere, Diana, Apolline, Trittolemo e Abbondanza sono alcune delle 24 statue. Nel 1737 la fontana fu recintata con una cancellata affinché uno dei monumenti tardo-rinascimentali barocchi del centro storico non fosse rovinato.


La Fontana di Trevi è una delle più note a livello internazionale. Essa è stata progettata da Nicola Salvi nel 1732 ed è tutt’ora adagiata su un lato di Palazzo Poli ma fu terminata nel 1762 da Giuseppe Pannini che garantì un tono ancora più tardo barocco grazie al marmo, intonaco e stucco. 


La storia della fontana è strettamente collegata a quella del restauro dell’acquedotto dell’Acqua Vergine ai tempi dell’imperatore Augusto quando Agrippa, suo genero, fece arrivare l’acqua corrente fino al Campo Marzio per alimentare le terme. Dopo vari interventi di scarso rilievo si ricorda il restauro nel 1570 di Papa Pio V che hanno permesso nel XVII secolo la progettazione del Bernini di una grande mostra d’acqua ma che purtroppo non è stata mai realizzata. Nonostante gli interventi di ripristino della fontana durante i pontificati di Innocenzo XII e Benedetto XIII, si dovette aspettare papa Clemente XII che nel 1731 selezionò i disegni di Ferdinando Fuga, Nicola Salvi e Luigi Vanvitelli anche se la famiglia Poli, proprietari del Palazzo, erano in netto disaccordo per la costruzione della fontana. 


La Fontana di Trevi, tanto quanto quella palermitana, gode di una scenografia hollywoodiana. Il tema della composizione è il mare ed è inserita in un’ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, sono presenti anche dei camminamenti. La scena vede una scogliera rocciosa che occupa la parte inferiore della costruzione con una grande nicchia delimitata da colonne e si erge una gigantesca statua Oceano, nelle altre nicchie troviamo Salubrità (a destra) e Abbondanza (a sinistra). Sopra le due nicchie ci sono due pannelli di bassorilievi che raffigurano Agrippa che approva la costruzione dell’Aqua Virgo, molteplici decorazioni vegetali e animali. Le quattro grandi colonne corinzie vedono quattro statue allegoriche più piccole: Abbondanza, Fertilità, Ricchezza e Amenità e nel mezzo si trova lo stemma araldico di Papa Clemente XII con una grande iscrizione commemorativa-inaugurativa. 


Grazie al suo fascino intramontabile, la Fontana di Trevi è considerata come uno dei simboli più noti della città eterna tant’è che è stata ripresa in varie scene cinematografiche, basti pensare ai film ‘Tre soldi nella fontana’ (1954) di Jean Negulesco, ‘La dolce vita’(1960) di Federico Fellini, ‘Totòtruffa 62’ (1961) di Camillo Mastrocinque e ancora ‘Fontana di Trevi’ (1964) di Carlo Campogalliani. 
Nonostante le due fontane abbiano età, contesti geografici diversi e maestranze eccellenti varie restano nel panorama artistico mondiale estremamente amate e fotografate da turisti e viaggiatori di ogni Paese.

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