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Luci ed ombre della “dieta mima-digiuno”

Nell’ottobre del 2016 il programma televisivo “Le Iene” su Italia 1 ha proposto un servizio di Nadia Toffa sulla dieta mima-digiuno messa a punto da Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California (link al servizio). Egli descrive la dieta come un regime vegetariano in grado di rallentare l’invecchiamento (abbassa infatti i livelli di IGF-1, ormone legato all’invecchiamento), rigenerare le cellule e, conseguentemente, permettere la perdita di peso. 


La dieta propone di alternare al modello alimentare seguito quotidianamente qualche giorno in cui si assumono da 800 a 1100 calorie. Da questa considerevole riduzione dell’apporto calorico discende il nome “mima” digiuno. La maggior parte di queste calorie deve provenire da grassi vegetali e, solo in modeste quantità, da zuccheri e proteine. L’elaborazione di questa dieta fa riferimento ad uno studio condotto sulle popolazioni dell’Ecuador. In particolare Longo notò che gli abitanti di alcuni villaggi erano alti non più di un metro e dieci e si ammalavano raramente di cancro e di diabete nonostante evidenti problemi di obesità e sovrappeso. Longo ne dedusse che gli abitanti erano affetti dalla sindrome di Laron e che non venivano colpiti da problematiche cardiovascolari poiché avevano bassi livelli dell’ormone IGF-1 ed insulina. 
L’ormone aumenta con l’assunzione di proteine animali quindi, l’unico modo per “mimare” ciò che di positivo avviene negli individui affetti da sindrome di Laron è agire sull’alimentazione, riducendo la quota di carne, latte, uova, e favorendo quella tipica di una dieta vegetariana o simil-vegana: verdure, cereali, proteine vegetali e saltuariamente pesce. Longo precisa che gli studi sulla dieta mima digiuno sono stati condotti in colture di lievito, nei topi e anche nell’uomo, attraverso un trial che ha coinvolto 100 individui ai quali ha proposto un regime alimentare con un ridotto consumo di proteine animali, abbinato a qualche giorno mima digiuno per permettere alle cellule di rigenerarsi. La frequenza della dieta mima digiuno nelle persone sane dovrebbe essere una volta ogni 3-4 mesi, negli altri casi ogni 30 giorni. 
Non mancano però pareri discordanti: Enzo Spisni, ricercatore confermato presso Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali — BiGeA dell’Università di Bologna, precisa che: "Molti studi arrivano alla conclusione che la restrizione calorica è un modo per allungare la vita. Il concetto è corretto, ma solo negli organismi utilizzati in laboratorio. Negli esperimenti condotti sulle colture di lievito la lunghezza della vita triplica in condizioni di restrizione calorica, raddoppia nelle prove condotte sui vermi, mentre nei topi aumenta quasi del 30%. Come dire che, salendo la scala evolutiva, gli effetti positivi sembrano affievolirsi. La dieta del digiuno – continua Spisni – non va bene per tutti e non deve essere un alibi per le persone che si sentirebbero legittimate a mangiare di più dopo il periodo di restrizione". 
Il regime alimentare è inadatto per gli obesi, per gli individui che soffrono di malassorbimento intestinale, per i minorenni, per gli anoressici e per i diabetici. In condizioni di sovrappeso e obesità, adottare questo modello alimentare significa concentrarsi sulle conseguenze di un regime alimentare sregolato e non sulle cause. Il compito del nutrizionista per questi pazienti è individuare gli errori del pasto quotidiano e dello stile di vita. Introdurre giorni di digiuno prestabiliti risulta poco utile perché questi periodi, da questi soggetti così predisposti, potrebbero essere compensati con errori maggiori nei giorni successivi. Spisni afferma inoltre che "la condizione di lavoro attivo si coniuga male con la dieta mima digiuno: si rischiano situazioni di ipoglicemia che possono influire negativamente su concentrazione e attività fisica. Lo sanno benissimo gli sportivi, che mai affronterebbero allenamenti in condizioni di digiuno. I nostri avi, quando praticavano i digiuni tradizionali, lo facevano in una condizione di riposo. Quindi, se si decide di inserire giornate di digiuno o di scarso apporto calorico, attenzione a farle coincidere con giornate in cui abbiamo poco o nulla da fare”.


La dieta mima digiuno ha un indubbio aspetto commerciale poiché Valter Longo, con la sua azienda L-NUTRA, commercializza i kit per la dieta mima digiuno e con il suo libro “La dieta della longevità” ne descrive accuratamente la scoperta scientifica. Dunque la dieta mima digiuno, per la cassa di risonanza che sta avendo, sembra al pari di molte diete modaiole poiché segue uno schema ormai standardizzato: far leva sull’ultima scoperta scientifica e fornire un kit acquistabile solo per mezzo di alcuni canali. La novità però risiede nel consigliare l’affiancamento di un esperto in nutrizione. Ci si chiede cosa contenga questo kit. Il kit è composto da cinque pacchetti di alimenti da consumare in cinque giorni. Le confezioni contengono un paio di bustine di tè, due confezioni di olive, frutta secca, minestroni liofilizzati con quinoa e crackers. Le calorie, si legge sul sito USA, variano dalle 750 alle 1100 in base al giorno. Il kit probabilmente segue anche una personalizzazione sulla base degli esami del sangue preliminari da fare prima di intraprendere il percorso della dieta mima-digiuno. 
Nella puntata già citata delle iene l’inviata Nadia Toffa sperimenta in vivo la dieta dopo aver avuto gli esiti degli esami del sangue. Nel servizio televisivo Valter Longo afferma che Nadia Toffa "ha perso 2 kg di grasso viscerale in 5 giorni”. Il Dott. Enzo Spisni afferma che non può trattarsi di 2 kg di grasso viscerale, ma certamente in gran parte di perdita di acqua, come avviene del resto, nei primi giorni di tutte le diete ipocaloriche. Inoltre, afferma il nutrizionista: "Queste scorciatoie di pochi giorni – commenta Spisni – mi lasciano perplesso perché si dimentica il concetto di educazione alimentare". 
Nei giorni scorsi a proposito della dieta mima-digiuno è stato pubblicato uno studio su JAMA Internal Medicine condotto da un team di ricercatori della Tufts University di Boston. 

I ricercatori hanno condotto uno studio per 12 mesi su 100 adulti obesi che seguivano tre diversi gruppi dietetici: un gruppo continuava a condurre le abitudini alimentari alle quali era abituato, un secondo gruppo introduceva il digiuno a giorni alterni e un terzo gruppo veniva sottoposto ad una forte restrizione calorica giornaliera. I partecipanti allo studio erano in prevalenza donne e di età media 44 anni. Nel gruppo digiuno i partecipanti alternavano un taglio calorico del 75% in un dato giorno e il giorno seguitavano aumentando l’introito calorico del 25%, mentre il terzo gruppo aveva tagliato del 25% l’introito calorico tutti i giorni. Ne è risultato che ,dopo 12 mesi, il gruppo che aveva seguito il digiuno a giorni alterni aveva perso più peso, ma non in modo significativo rispetto agli altri due gruppi (6% del peso totale nel gruppo digiuno, 5,3% nel gruppo a restrizione calorica giornaliera). E’ stato riscontrato un elevato tasso di abbandono del regime, dal 38% nel gruppo digiuno e dal 29% nel gruppo restrizione calorica giornaliera, il che risulta anche un limite della ricerca stessa. Susan Roberts, direttrice del laboratorio di metabolismo energetico presso l’USDA Nutrition Center della Tufts University di Boston afferma che: “Saltare i pasti a giorni alterni non è la bacchetta magica come è stato pubblicizzato, naturalmente questo non vuol dire che sia inutile, dal momento che in alcune persone funziona”. Inoltre, non è da trascurare che tale dieta può favorire comportamenti alimentari incongrui come il binging (impulso irrefrenabile ad assumere grandi quantità di cibo) come afferma la Dott.ssa Samantha Heller, nutrizionista alla New York University Langone Medical Center .


Dott.ssa Daiana Rizzo (Biologa nutrizionista)

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