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Robespierre: una figura storico-politica da riscoprire

Come ripensare oggi una figura storico-politica come Robespierre?Alcuni suoi biografi francesi odierni affermano che egli fu il primo maestro di scuola della democrazia. Un maestro di scuola severo, che non le ha risparmiato né la verità, né gli avvertimenti, né i rimproveri. Il suo programma di azione è sempre di una impressionante attualità. Noi, in fondo, siamo suoi "figli intellettuali". Lo adottiamo come una guida, come una bandiera. Si "riscopre" oggi Robespierre perché ha concepito e praticato l'arte del governo, questa politica così giustamente screditata ai giorni nostri, come un sacerdozio. In fatto di politica ha detto: "Nulla è giusto se non ciò che è onesto. Nulla è utile se non ciò che è giusto".

Egli avrebbe voluto che la politica fosse una morale in azione. Ha ripetuto, senza stancarsi, una verità che traeva da Rousseau e da Montesquieu, e cioè che di tutti i governi quello democratico è il più difficile da mettere in atto perché occorre dedizione al bene pubblico, in altre parole, virtù; una verità che ha predicato con l'esempio. Robespierre non si occupa soltanto della politica generale, dello spirito pubblico da illuminare e vivificare, dei complotti da sventare o reprimere vigila anche su ogni ramo dell'amministrazione, sulla diplomazia e l'esercito come sui servizi amministrativi, sulla giustizia come sugli approvvigionamenti, sugli uomini e sulle cose. Con sguardo vasto e sicuro egli abbraccia tutto il campo di battaglia rivoluzionario: la prima linea e le retrovie, la Francia e l'estero. Tiene d'occhio i convenzionali in missione come i generali e perfino i corrieri che ritardano nel portare i loro dispacci. Niente gli sfugge e, quando ha scoperto un abuso, un errore subito indica il rimedio e prende la decisione che si impone. Nessuna esitazione, nessuna lentezza. La Francia non ha tempo di aspettare. 


Robespierre ha incarnato la Francia rivoluzionaria in ciò che essa aveva di più alto, di più generoso, di più sincero, di più umano. La Francia di oggi dovrebbe ritornare ad essere più che mai ciò che era al tempo di Robespierre, cioè il campione del diritto, la speranza degli oppressi, il terrore degli oppressori, la fiaccola della libertà e dell'uguaglianza. Robespierre è forse stato grande perché capì che la sua azione di governo sarebbe stata impotente a galvanizzare le energie del popolo francese, se non avesse associato direttamente questo stesso popolo all'esecuzione delle leggi con una politica di fiducia e di chiarezza. Forse è tempo che gli uomini di Stato, che hanno oggi la difficile missione di guidare la Francia nel mondo globalizzato, si ispirino al suo esempio.

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