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Tecnologie digitali applicate alle PA: l'Italia in ritardo rispetto a molti Paesi dell'UE

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Nonostante le attese agli sportelli, la maggior parte degli italiani preferisce recarsi agli uffici delle pubbliche amministrazioni per sbrigare le pratiche più comuni. Rimane ancora limitato l'utilizzo delle procedure telematiche per pagare le imposte o inviare moduli relativi alla richiesta di permessi edilizi o certificati: a mettere in luce questo gap è la Commissione europea che analizza regolarmente l'evoluzione delle tecnologie nei sistemi statali dei paesi membri. 


L'Italia è finita negli ultimi posti della classifica, precedendo soltanto Bulgaria e Romania, nell'impiego delle tecnologie digitali per migliorare la comunicazione tra cittadini, imprese ed Enti pubblici: quasi il 12% della popolazione utilizza Internet a tal scopo, mentre quasi la metà dei francesi sfrutta la rete per velocizzare i tempi della burocrazia. 
Il Governo italiano ha introdotto negli ultimi anni alcune innovazioni in tal senso, a partire dallo SPID che mette a disposizione dell'utenza degli strumenti per accedere a servizi pubblici in pochi clic. Tuttavia, al momento, sono ancora pochi i Comuni che offrono una procedura telematica completa per pratiche e pagamenti di imposte: i servizi meglio gestiti online sono quelli relativi alle attività produttive, come lo Sportello unico e la dichiarazione di avvio di questo tipo di operazione. 


Il pagamento di Imu, Tari o Tosap avviene ancora col metodo tradizionale, usando il bollettino postale intestato all'amministrazione di riferimento. Il 3,8% dei Comuni ha a disposizione i programmi per gestire in via telematica tutte le operazioni che riguardano l'Imposta municipale unica: il calcolo del valore dell'Imu è presente sui siti Internet delle amministrazione, ma quest'opzione non è integrata al versamento del denaro. Ancora inferiori i numeri relativi alla Tari, con il 2,1% delle procedure telematiche adottate dai Comuni, e alla Tassa di occupazione spazi ed aree pubbliche, con l’1,5%.

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