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Gabbani e la scimmia nuda: un binomio che alla lunga può stancare

Subito dopo il grande successo sanremese, soltanto Pippo Baudo azzardò una critica nei confronti del vincitore Francesco Gabbani: “La sua canzone durerà tre mesi” disse il conduttore siciliano, unica voce stonata nel coro di adulatori campioni del mondo nello sport del “salto sul carro del vincitore”. Inizialmente mi fu difficile dargli ragione, ma col tempo ho capito che forse ci aveva azzeccato. 


Di fronte a questa critica, in un’intervista a Corriere, Gabbani ha risposto citando il quarto disco di platino ottenuto con Occidentali’s Karma: faccio sommessamente notare che ci sono decine di canzoni che hanno vinto ben più di quattro dischi di platino (che certamente non è poco). La prova del nove sul fatto se l’effetto Gabbani sia già finito la si avrà soltanto quest’estate: se nei vari villaggi turistici e stabilimenti balneari sentiremo riecheggiare le note narranti una scimmia nuda che balla, allora si potrà parlare di “tormentone estivo”; in caso contrario, aveva ragione Baudo. 
Una premessa che forse avrei dovuto fare all’inizio: chi scrive è uno che Occidentali’s Karma l’ha ascoltata e riascoltata decine e decine di volte. È stata la canzone per eccellenza della mia gita di classe a Vienna. Gabbani l’ho scoperto a Sanremo. O meglio, avevo già sentito l’altro suo grande successo, Amen, ma Occidentali’s Karma aveva quel qualcosa di particolare che ti portava immediatamente a canticchiare il ritornello, anche dopo averla ascoltata una volta soltanto. E dopo una, due, dieci, venti volte, alla fine mi è entrata in testa, dalla prima all’ultima strofa. E così Eternamente ora, piuttosto che Per una vita. Tutti lavori decisamente meno noti della canzone trionfatrice al Festival 2017. 
La principale caratteristica di Occidentali’s Karma è il citazionismo disseminato in ogni strofa: “essere o dover essere”, “panta rei”, “coca dei popoli/oppio dei poveri”. E naturalmente la grande protagonista: la scimmia nuda. La “scimmia nuda” non è solo il primate impersonato dal coreografo Filippo Ranaldi durante le esibizioni di Gabbani, ma è anche il titolo di un libro di cinquant’anni fa scritto dallo zoologo inglese Desmond Morris. Morris – che Gabbani ha incontrato nel corso del party londinese per l’Eurovision Song Contest – a proposito della canzone dichiarò: "Sono rimasto affascinato dalla sua bellezza, dalla sua cultura, dalla ricchezza delle citazioni. Mai sentito nulla di simile, forse solo in Bob Dylan e John Lennon". Applausi, ovazioni, monumenti eretti in onore del nuovo fenomeno del panorama musicale italiano. Tutti (giustamente) ad acclamarlo e tutti in attesa del suo ultimo lavoro: Magellano
L’album uscito il 28 aprile per qualcuno segna la consacrazione di Gabbani; per me personalmente ne ha segnato l’inizio della decadenza. Galvanizzato forse dal successo, dai complimenti e da quel commento di Desmond Morris, Gabbani ha lanciato sei inediti (Occidentali’s Karma, Susanna e Foglie al gelo erano già state rese note al pubblico) tutti sulla falsariga di Occidentali’s Karma. Gabbani sta al citazionismo come Joe Bastianich sta a Masterchef: bravo eh, per carità, ma anche basta. Non a caso, la canzone scelta per anticipare l’uscita di Magellano è Tra le granite e le granate col suo tormentone “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Capisco il riferimento dell’estate alle porte, delle “spiagge arroventate” (cit.), delle code nei musei e gli hotel stracolmi di turisti, ma in un momento come questo dove si parla tanto di fake-news e di leggende metropolitane una canzone come Pachidermi e pappagalli, secondo me, non avrebbe per nulla stonato. Inoltre, avrebbe tenuto insieme due cose fondamentali: 1) una sana presa in giro della società in cui viviamo (come Occidentali’s Karma); 2) non contiene nessuna citazione (a differenza di Occidentali’s Karma). 
Ora qualcuno si domanderà: ma cos’hai contro le citazioni? Assolutamente nulla: adoro le citazioni, se usate nel modo giusto. Comincio a non sopportarle più di tanto quando vengono sproloquiate a destra e a manca dando un tono (falso) di grandezza all’artista. Perché, parliamoci chiaro, quando Gabbani scriveva cose partorite dalla sua testa senza l’aiuto di frasi storiche, il successo era lontano quanto Saturno dalla Terra. Lungi da me dal sostenere che il successo di Gabbani è dettato unicamente dalle citazioni presenti nei suoi ultimi lavori, ma credo sia innegabile che abbiano fatto molto.


Un altro aspetto che comincia a stancare è la continua ed ininterrotta presenza di Gabbani in qualsiasi programma televisivo: da Fazio a Cattelan, da Conti a Gerry Scotti, passando per la Clerici e Magalli col suo Mezzogiorno in famiglia. Mancano soltanto le previsioni del meteo e l’oroscopo, poi il palinsesto lo ha fatto tutto. A questo proposito, mi tornano in mente le parole di Mike Bongiorno che, parlando del suo grande amico Fiorello in un’intervista al Tg1, disse: “è un bravissimo artista, acclamato da tutti, ma lui deve stare attento a non esagerare, non farsi vedere troppo”. Gabbani, rispetto ai suoi colleghi emergenti, è certamente un po’ più in là con l’età, dunque è del tutto legittimo e comprensibile che dopo un lungo percorso tutto in salita con mille difficoltà voglia godersi il successo (meritatissimo). Il problema è che, a lungo andare, questa sua interminabile partecipazione in ogni dove della tv potrebbe stancare qualcuno nel breve termine. 
Tutti lo volevano dopo Sanremo, poi è uscito il nuovo album e tra poco inizierà il suo tour estivo. In sostanza: Gabbani è un bravo artista, ma certamente non un fenomeno. Si differenzia dagli altri cantanti per la caratteristica di basare i suoi testi su citazioni e riferimenti storico-culturali. Sempre meglio delle solite rime “cuore-amore”, sia chiaro. Ma entusiasmarsi per così poco mi sembra eccessivo.


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