Ultime Notizie

Russiagate: dopo 45 anni torna un Presidente spione

Quarantacinque anni dopo lo scandalo Watergate, gli Stati Uniti possono vantare nuovamente un Presidente impicciato in questioni di spionaggio e legami segreti. Il 17 giugno del 1972 furono arrestati Bernard Barker, Virgilio González, Eugenio Martínez, James W. McCord Jr. e Frank Sturgis con l’accusa di essersi introdotti ed aver installato delle microspie nel quartier generale della campagna elettorale e della raccolta fondi del Partito Democratico. 



La vicenda assunse dimensioni sempre più grandi, sino a coinvolgere direttamente l’allora presidente Nixon, il quale, due anni più tardi, venne posto sotto impeachment per abuso di potere e ostacolo al Congresso. "I’m not a crook" (“Non sono un imbroglione”) - disse Nixon all’intera stampa americana. Ciononostante i fatti affermarono il contrario, ovvero che era pienamente a conoscenza dell’attività di spionaggio messa in atto ai danni dei democratici e che la stessa Casa Bianca era in possesso di nastri che il Presidente consegnò, obbligato da una sentenza della Corte Suprema. 
Ho citato Nixon perché il suo nome è stato pronunciato recentemente dal senatore John McCain: "Direi a Trump la stessa cosa che venne detta a Nixon, che però non ascoltò: faccia uscire tutto". L’ex candidato alla presidenza per il Partito Repubblicano, parlando agli International Republican Institute's Freedom Award, un evento annuale che premia coloro i quali si sono dedicati a promuovere i valori della pace e della democrazia in tutto il mondo, ha paragonato il Watergate al recente scandalo ribattezzato Russiagate, secondo cui il governo russo, attraverso ripetuti attacchi hacker, avrebbe interferito nelle ultime elezioni presidenziali. 
Tutto ha inizio il 19 marzo di un anno fa, quando il capo staff della candidata alle primarie democratiche Hillary Clinton, John Podesta, riceve una mail nella quale gli viene richiesto di cambiare il codice di accesso in seguito ad un probabile furto della password. In realtà si tratta di una escamotage con cui gli hacker riescono ad entrare nel suo profilo e ad accedere alla sua casella postale. Il Comitato Nazionale Democratico si rivolge allora a una società specializzata in cybersecurity che individua nelle due crew vicine all’intelligence russa - APT28 e APT29 - i responsabili dell’attacco hacker. La situazione pare piuttosto chiara: è in atto un’azione di spionaggio volta a colpire e screditare la campagna di Hillary Clinton. La tesi viene sostenuta da altre due aziende esperte in cybersecurity; in tutto questo, WikiLeaks pubblica diversi documenti contenuti negli account violati del Comitato Nazionale Democratico, dai quali si evince peraltro come larga parte della dirigenza del partito avesse complottato ai danni di Bernie Sanders per far sì che la candidata alla corsa per la Casa Bianca fosse la Clinton. E quando il 25 luglio questo avviene, l’obiettivo dell’infiltrazione russa cambia: dal tentativo di screditare Hillary Clinton si passa a sostenere il candidato repubblicano Donald Trump. Quattro giorni dopo la sua investitura ufficiale come candidata del Partito Democratico, i sistemi di comunicazione dello staff Clinton vengono nuovamente colpiti da un attacco hacker. 
L’8 novembre 2016 Donald Trump diventa Presidente degli Stati Uniti d’America; il giorno seguente l’intelligence americana conferma le interferenze russe nella campagna presidenziale allo scopo di far vincere il candidato repubblicano. Il 16 dicembre il presidente uscente Barack Obama fa un discorso in cui afferma di avere prove schiaccianti sul ruolo del Cremlino nella campagna elettorale, dando mandato alle principali agenzie di intelligence di condurre un’indagine a tal proposito: FBI, CIA e NSA confermano la versione dei democratici. Di lì a poco sarà lo stesso neopresidente eletto a confermare il fatto che la Russia abbia giocato un ruolo fondamentale attraverso quegli attacchi. Il 20 marzo 2017 il direttore dell’FBI, James Comey, dichiara è in corso un’indagine per accertare i legami tra la Russia e il presidente Trump. Un mese e mezzo dopo, Trump rimuove Comey dalla direzione del Federal Bureau of Investigation, con lo scopo di rallentare ed ostacolare le indagini. 


Il 16 maggio i giornali riportano la notizia secondo cui Trump avrebbe rivelato alla Russia informazioni altamente riservate: dopo iniziali smentite da parte della Casa Bianca, è lo stesso Trump a confermare il fatto. Il giorno seguente, il New York Times riporta un incontro di alcune settimane prima tra Donald Trump e James Comey, al quale il presidente avrebbe chiesto di chiudere l’inchiesta sul suo ex collaboratore Michael Flynn a proposito dei suoi rapporti segreti con Turchia e Russia. Cinque giorni più tardi, il Washington Post afferma che Trump avrebbe chiesto ai due capi più importanti dell’intelligence, Daniel Coats e Michael S. Rogers, di negare i suoi legami col governo e l’intelligence russa, ma questi si rifiutarono. Inoltre, venne riportato di un incontro tra Jared Kushner, consigliere e genero di Trump, e l’ambasciatore russo negli Stati Uniti con lo scopo di creare un canale diretto con Mosca. Dopo la deposizione di Comey alla commissione intelligence della Camera, Trump è indagato con l’accusa di aver ostacolato la giustizia chiedendo all’allora capo dell’FBI di bloccare le indagini sul suo ex consigliere ed amico personale Michael Flynn. 
Se non fosse tragico sarebbe comico; quantomeno, a differenza del suo predecessore Nixon, l’attuale Presidente non mente. Qualunque cosa trapeli sui giornali, lui conferma. La domanda è: cosa aspetta a dimettersi? Non stiamo parlando dell’Italia, dove viene invocato ogni volta il primato della politica e la presunzione di non colpevolezza: stiamo parlando dell’America. Nel 2012 venne espulso un membro del Congresso perché utilizzava a fini personali i francobolli messi a disposizione dall’ufficio parlamentare. Capisco che Trump adori il nostro Paese, ma imitarlo anche sul piano morale quando si tratta di vicende giudiziarie mi sembra un po' troppo.

Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.