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Elezioni Venezuela, affluenza ufficiale al 41,5%. L’opposizione denuncia brogli elettorali ed intimidazioni

Domenica di sangue ieri in Venezuela, giorno delle elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente. Esplosioni, petardi, spari, strade ormai divenute campi di battaglia con feriti e caos ovunque. 10 i morti, tra cui un ragazzo di 25 anni, Miguel Urdaneta, raggiunto da un colpo di arma da fuoco durante una manifestazione di protesta a Maracaibo. L’opposizione grida al “massacro”, Maduro richiama la popolazione all’ordine.
Questo il bilancio di una delle giornate più infuocate della storia del Venezuela. Una giornata di svolta per il governo e per l’opposizione, che denuncia brogli elettorali ed intimidazioni. La questione centrale delle ultime ore è quella relativa all’affluenza della popolazione alle urne.


Lo scorso 1 maggio il presidente Nicolas Maduro aveva annunciato la volontà di riscrivere la Costituzione, già modificata precedentemente, nel 1999, dal suo predecessore Hugo Chavez, ed ha perciò indetto le elezioni per l’Assemblea Costituente. “Pace e riconciliazione”: questi sono gli obiettivi che, secondo il presidente venezuelano, dovrà perseguire la nuova Costituzione. Come, però, non è per niente chiaro. E l’opposizione è convinta che questo sia soltanto un espediente che Maduro sta adottando per concentrare più potere nelle sue mani e prolungare il suo mandato.
Le elezioni di ieri sono state dunque un banco di prova. I funzionari elettorali pubblicano i dati ufficiali: affluenza al 41,5%. Ma per l’opposizione si tratta di una truffa: l’88% dei aventi diritto al voto si sarebbe astenuta, per cui l’affluenza registrata sarebbe pari al 12%. A ciò si aggiungono le numerosissime pressioni ed intimidazioni esercitate dai dirigenti del settore pubblico che hanno messo i lavoratori di fronte ad una scelta drastica: andare a votare o essere licenziati. Tra gli astenuti anche molti chavisti, sostenitori del movimento socialista promosso da Chavez e di cui lo stesso Maduro è parte, che ritengono che la Costituzione debba essere lasciata così com’è.
E ieri non è bastato il divieto di protesta imposto dal governo e la minaccia di pene detentive fino a 10 anni per chiunque lo violasse. Caracas, Maracaibo ed altre città in tutto il Paese hanno visto sorgere barricate ovunque mentre i manifestanti si scontravano duramente con le forze dell’ordine.


La vittoria di cui ha parlato Maduro alle tv nazionali, insomma, è una “vittoria vuota” secondo le forze di opposizione, che prevedono nuovi scontri e sollevazioni popolari già a partire da oggi. Tanto più se, tra gli oltre 500 membri dell’Assemblea Costituente, figura la stessa moglie di Maduro, Cilia Flores, oltre ad altri suoi strettissimi collaboratori. Una beffa, insomma, che l’opposizione ha tentato invano di boicottare scegliendo di non mettere in campo i propri candidati oltre a contrastare l’affluenza alle urne.
E le critiche arrivano feroci e pungenti anche dall’esterno. Gli Stati Uniti sono pronti ad imporre sanzioni al Venezuela, mirando a colpirne soprattutto l’industria petrolifera. Ieri, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha parlato di “un passo verso la dittatura”, mentre il Dipartimento di Stato Americano ha etichettato i membri della Costituente come gli “architetti dell’autoritarismo”.
Polemiche anche dai vicini paesi dell’America latina, Colombia, Perù, Panama e Brasile, che hanno rifiutato di riconoscere le elezioni. Il Perù, a tal proposito, ha indetto un meeting degli otto paesi dell’America Latina previsto per il prossimo 8 agosto proprio per discutere della crisi venezuelana.



Focus: Che cos’è l’Assemblea Costituente?
L’Assemblea Costituente, come suggerisce la parola stessa, è un’assemblea, ovvero una riunione di rappresentanti del popolo, che ha il compito di riscrivere o riformare drasticamente la Costituzione. Per farlo, questa assume il cosiddetto potere costituente, ovvero l’unico potere libero del diritto costituzionale, non vincolato da alcuna regola o potere preesistente. L’Assemblea Costituente ha, dunque, il potere di cambiare radicalmente le regole di un Paese. E la preoccupazione dei venezuelani è che tali regole siano scritte e dettate unicamente da Maduro: l’ombra della dittatura non è affatto una chimera.

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