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Gibilterra diventa un po’ più inglese. Ma a che prezzo?

Brexit. Basta una parola per ricordare il referendum che passerà alla storia come il momento in cui i cittadini del Regno Unito hanno deciso di uscire dall’Unione Europea. Ma il risultato della votazione non avrà conseguenze soltanto sopra il canale del Manica. Una recente sentenza dell’Unione Europea ha alimentato i dubbi di una piccola realtà legata alla corona della regina Elisabetta: si tratta di Gibilterra, che rischia di vedere i suoi affari fortemente ridimensionati.


La decisione del tribunale infatti ha stabilito che le aziende del piccolo Paese perderanno parte dei loro vantaggi fiscali nei confronti del Regno Unito, in particolare nel gioco d’azzardo. Un colpo duro per l’economia di Gibilterra, che sulla precedente concessione aveva costruito un impero di proporzioni colossali. Basti pensare che le case da gioco con sede a Peñon costituiscono il 60% del mercato mondiale, realizzando profitti per circa 30 miliardi di euro all’anno. Gibilterra avrà quindi la stessa tassazione delle società con sede in Inghilterra, aumentando il prelievo fiscale a favore di Londra. Una decisione che si sposa bene con la necessità dei britannici di rispondere alle difficoltà economiche derivanti dall’esito del referendum. Ma il rischio è allontanare ancora di più Gibilterra, rischiando di aiutare le pretese della corona spagnola.
I cittadini infatti avevano espresso chiaramente la loro volontà di rimanere all’interno dell’Unione Europea. Dei 33.000 abitanti, meno di 1.000 hanno votato per il “Leave”, quasi 20.000 per il “Remain”. Numeri che all’interno di una realtà come il Regno Unito sono insignificanti, ma per Gibilterra la sproporzione era netta. Il timore dei cittadini, non del tutto infondato, era vedere limitate le proprie agevolazioni economiche. E la sentenza del tribunale ha confermato le preoccupazioni. Gibilterra infatti basa la sua economia, oltre che sul gioco d’azzardo, sui commerci marittimi, aiutati dalla posizione di ingresso sul Mediterraneo e da tassazioni favorevoli. Rimettere in discussine queste ultime potrebbe diminuire il traffico navale, un colpo a cui l’economia di Gibilterra non sembra poter reggere.
L’avvicinamento della Spagna si può verificare per la questione della frontiera. Gibilterra vuole permettere ai cittadini spagnoli che lavorano all’interno del territorio britannico di lavorare senza dover passare da una dogana, abolite con l’ingresso nell’UE. Se invece non dovesse essere stabilita una proroga, il passaggio di confine sarebbe segnato dai controlli doganali, con conseguente rallentamento del traffico e tutti i disagi del caso. Gibilterra potrebbe quindi perdere anche buona parte dei lavoratori, vedendo minacciato il mercato in ogni sua parte costituente. Il rischio maggiore per i britannici è quindi vedere un riavvicinamento con la Spagna. 
Un referendum del 2002 aveva stabilito la permanenza di Gibilterra sotto la corona britannica, con una percentuale di circa 98%-2%. Probabile però che se la votazione dovesse essere riproposta, l’esito sarebbe differente, almeno nello scarto. L’Inghilterra dovrà quindi capire come riuscire a tenersi legata Gibilterra senza rinunciare agli introiti che potrebbero derivare dalla sentenza del tribunale europeo. Un’altra bella gatta da pelare per il governo inglese, proprio nel momento in cui proseguono le trattative per la Brexit. Alla fine il risultato della votazione sembra aver spiazzato i britannici, ancora più dell’UE.


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