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Il buco nero che ci fa dimenticare le cose studiate

Mi sono sempre chiesta perché un enorme buco nero inghiottisca tutto ciò che, diligentemente e con tutta la mia forza psicofisica, ho studiato in un passato non troppo remoto. Cioè, ore e ore su Sociolinguistica e se mi sforzo un po’ ricordo solo i concetti principali – e nemmeno così nitidamente come vorrei. 


In realtà scopro solo ora che è un metodo che preserva la mente e impedisce che troppe nozioni ingorghino il cervello. Le decisioni, dicono gli esperti dell’Università di Toronto, vanno prese con pochi dati essenziali. 
Praticamente, si tratta di un meccanismo che aiuta a agire in modo intelligente, compiendo scelte su quelle che sono le nozioni base – quelle che servono, insomma. Se avessimo tutte le nostre conoscenze a portata di mano sempre – come tutti noi, in effetti, desidereremmo – la capacità umana di essere pronti a nuove situazioni, a nuovi ostacoli o opportunità, sarebbe nettamente meno sviluppata. 


Troppi dettagli inutili, assicurano i ricercatori, creerebbero solo confusione, non ci permetterebbero di essere veloci, di saper “predire” qualcosa di prevedibile. 
Leggere e ripetere è un meccanismo vincente, però si deve essere consapevoli del fatto che, smettendo di effettuare questo procedimento, le informazioni svaniranno, piano piano. 
Certo, immuni dall’oblio, sono le informazioni che si maneggiano ogni dì. 

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