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Il lavoro come dipendenza

Ci sono, si sa, momenti dove si ha più lavoro da fare. I periodi stressanti esistono per tutti. Ma il sovraccarico di lavoro non è sempre dato da cause esterne – capo che sta alle costole, pratiche da sbrigare – talvolta siamo noi a crearci lavoro, a desiderare di accumulare ore su ore. 


Ma perché lo facciamo? Come mai, di tanto in tanto, abbiamo questa voglia di fare, un fare compulsivo e maniacale?
Gratitudine, voglia di dimostrare il proprio valore, piacere. Tutti i sintomi delle dipendenze, insomma.
Primo sintomo di dipendenza: voler lavorare tanto, tantissimo, anche solo per dimostrare di essere migliori degli altri dipendenti. Far breccia nel cuore del capo, praticamente. In questo caso, cercheremo di incrementare, incrementare e incrementare... fino alla pazzia! Farsi notare è la regola; il problema è che non c’è mai una fine, per questo meccanismo. Per ogni effetto positivo, per ogni riconoscimento, se ne cercherà altro. Sempre più. 


Un altro sintomo che ci dice che il nostro lavoro sta diventando una dipendenza è il considerare la propria professione uno status sociale, un modo per stringere amicizia e per farsi una cerchia di conoscenze. Non esiste il considerarsi un dipendente, uno dei tanti insomma; bisogna brillare, dimostrare il proprio valore. 
Quando poi il lavoro serve a fuggire dalla vita quotidiana, da problemi familiari o sociali, be’, allora potrebbe essere dipendenza.

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