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Perpetuo mobile: un libro di Saverio Capozzi

Trippa e Serapeo non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Riflessivi, impegnati nelle proprie vite – che non danno loro molta soddisfazione, benché diverse –, si incontrano e quest’incontro, descritto in termini eccentrici, dà luogo a un legame autentico, strano ma forte. In breve tempo questo sodalizio diviene quasi un bisogno. Serapeo è un giornalista, è arguto ma non si sente realizzato; Trippa è un barista calvo – una calvizie, la sua, che lo rende insicuro e molto amareggiato – che pare non essere mai uscito dal suo guscio. Conosce poche cose, di altrettanto poche si interessa. 


Uno, alto e allampanato, l’altro bassino e panciuto, un perfetto duo da comiche in bianco e nero. Il nero si riordinava ripetutamente i folti capelli brizzolati, con movimenti inutili quanto dettati da evidente nervosismo, il piccolo invece non aveva questi problemi con i pochi capelli rimastigli, ma l’espressione dei suoi occhi febbricitanti di emozione non poteva lasciare dubbi su quale fosse il suo stato d’animo. 
A questo duo un po’ strambo si unisce un’attrice, Gilda. 
Tre vite – tre vite diverse, particolari, all’insegna di pensieri e stranezze varie – che formano un trio. Trovano forza l’uno dall’altro, benché la loro sia un’amicizia che non si basa su fiducia o devozione totali. Nemmeno su dialogo profondo. Sembra un impellente bisogno, il loro... bisogno di non essere soli; bisogno di non perdersi nell’immenso tunnel della vita che tutto cambia; bisogno di fare qualcosa di diverso, di sentirsi vivi.
I tre avevano creato un legame durevole che aveva donato alle loro vite scandite dai regolari incontri, una fisionomia diversa. Nuova fiducia in un esistere spensierato, prima sconosciuta o forse semplicemente dimenticata in anfratti adolescenziali della mente. 
Ma comunque prima o poi le cose cambiano ancora; si complicano. 


Il pensiero di dover abbandonare quella pace dimenticata in dimensioni lontane dal suo vivere attuale e dover tornare a battagliare con una vita piena di lusinghe e false mete, le provocò sgomento, la indusse a pensare di aver dato già abbastanza. Nella sfera era sufficiente essere. Essere se stessa, una donna, di professione attrice, non era richiesto altro. 
Avviene qualcosa che li scombussola.
Con linguaggio difficile, alto, l’autore cerca di catapultarci nelle vite allucinate dei tre protagonisti. Sono uomini con mille paure, i nostri protagonisti, con mille credenze, con mille angosce. La loro mente è frastornata, scossa. Non sempre si riesce a capire i loro sbattimenti di testa. 
Ma il significato è più vasto.
“Al pari della pietra filosofale, la ricerca del perpetuo mobile, un meccanismo che si mantenga perpetuamente in moto, producendo lavoro dal nulla, è rimasto un mito che allo stato attuale delle conoscenze non dovrebbe poter esistere. Come sappiamo, l’energia non si crea e non si distrugge, si trasforma. Non c’è da meravigliarsi se nel miraggio del perpetuo mobile, i tre protagonisti si ritrovino in nuovi punti di inizio che richiedono nuova energia per ripartire”.

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