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La globalizzazione che ci meritiamo

È un cammino talmente accelerato quello intrapreso dopo la caduta del muro di Berlino che non c’è nemmeno stato il tempo di chiedersi se il processo di globalizzazione, che grossomodo da lì ha trasformato le nostre vite, ci abbia portato a vivere nel migliore dei modi possibile.



Dal mondo del lavoro è sparito quel modello medio-borghese che fondava il suo benessere sulla “fabbrichetta”, i contratti sono sempre più incerti e complice l’orario di lavoro flessibile, a cui nessuno di noi era allora abituato, la nostra vita quotidiana ha “svoltato” in un imprinting di rischio ed insicurezza.
Nei rapporti di coppia la mobilità ha sì diviso ma è solo da quando le donne sono entrate alla pari nel mercato del lavoro che sono cambiate anche le relazioni interpersonali. Una donna ed un uomo che vivono assieme parlano dei figli miei, tuoi o nostri ma - a differenza del passato - continuano a “funzionare” anche dopo le separazioni perché se alcuni di loro si perdono completamente, tanti altri formano nuove coppie imbastendo costellazioni di relazioni.


Europopulismi, Brexit, guerre commerciali scatenate da Donald Trump e perfino i rischi del Bitcoin, la criptovaluta che Mosca e Pechino inizieranno ad accettare nei prossimi mesi come parziale alternativa al dollaro sono parte del conto (salato) che la globalizzazione presenterà ai cittadini del mondo in un turbinio di eventi, fino a ieri inattesi, che rischiano di distruggere autonomie e sovvertire meccanismi in un batter d’occhio; come ad esempio è stato il fallimento nel 2008 della Lehman Brothers a cui pochi allora credettero, eppure avvenne cambiando di molto il corso della storia economica dell’ultimo decennio e rendendo di conseguenza aspetti delle nostre vite alquanto infelici.
La globalizzazione che ci meritiamo porterà anche in futuro fortuna e gloria quanto disperazione e miseria, ci “catturerà” ancora per poi a posteriori restituirci a quel “luogo delle chiacchiere” che sono le relazioni interpersonali della vita di tutti i giorni, in un moto perpetuo sempre connesso e raggiungibile dove è inimmaginabile riuscire ad isolarsi. Quando poi non saremo raggiungibili per intoppi di linea ci agiteremo e ci sentiremo persi e soli e sarà solo allora ci verrà voglia, come capita adesso, di baciare su una guancia o di toccare una mano.

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