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La politica tra sovranismo, coalizione e alleanza all’italiana

L’ipotesi di uno schieramento politico “sovrano” all’esecutivo, dopo quello attuale di “coalizione” guidato dal premier Gentiloni, sembra non esser più tanto irreale in quanto i leader dei maggiori partiti, non convogliando più come un tempo i voti, già da ora dovranno far conti elettorali diversi dal solito per raggiungere quell’agognato 30% di preferenze che li lascerebbe lavorare in tranquillità. Ecco perché da qualche tempo, in una sorta di pre-campagna elettorale, sono fioriti programmi elettorali semplici che vanno dritti alla pancia della gente offrendo non più sole parole ma anche opere di bene.


Sovranismo forse, in antitesi ai governi di coalizione che sono alleanza di singoli partiti dove sotto l’influenza di ognuno di essi si decide di comuni obiettivi programmatici per la difesa degli interessi della gente, in un’autonomia decisionale della singola Nazione contro la Comunità di Stati sta quindi significare sterzare anche bruscamente senza circoscrizioni o concertazioni come sta accadendo oggi ad esempio contro le politiche d’accoglienza di rifugiati e migranti, quindi contro la UE.
Meglio quindi il sovranismo, o la solita coalizione europeista benedetta a suo tempo dalla democrazia cristiana dei De Gasperi, Adenauer e Schuman oppure una via di mezzo ossia “un’alleanza all’italiana” che raccolga voti laici e non, tanto dai borghesi anarchici quanto dai ragazzi nati a cavallo del nuovo secolo in un’inversione di tendenza al non-voto; potrebbe capitare prima o poi, sono tanti coloro che finora si sono astenuti perché “allontanati” da istituzioni che impunite hanno fatto scandali, guai, pedagogie utopiche prive di valori e fuori da ogni realismo quotidiano.


I passati burrascosi infine delle campagne nazional-elettorali, condotte con giochi di specchi in un trionfo di suggestioni irreali, hanno finito per consolidare a doppia cifra la percentuale di astensione da parte di questi aventi diritto al voto come che l’imbarazzo della scelta fosse diventato la scelta ad imbarazzarli.
Di sicuro questa, come altre maldestre abitudini “elettorali”, come quella di turarsi e votare lo stesso con sufficienza distaccata, prima o poi finirà e finalmente a seder sugli “scranni dell’esecutivo” ci saranno uomini e donne “giusti”, ovvero politici, sindacalisti, intellettuali e cittadini comuni che opereranno col pensiero e con l’azione, governando bene e applicando le leggi senza privilegiare nessuno.
Gente laica o religiosa, civile o militare: non importerà perché per tutti sarà prioritaria una missione al servizio delle ideologie e politiche più nobili, non per farsi pubblicità elettorale come oggi avviene, ma volta unicamente a distinguere le vere buone cause dalle cattive con sicurezza morale e senza temere di sbagliarsi di fronte ai problemi tanto di chi non ha un lavoro o è precario quanto di chi è abbandonato da Dio o dagli uomini.

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