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L'evento dominante del ventunesimo secolo: l'urto fra la civiltà occidentale e le altre civiltà della Terra

Quale sarà l'evento del nostro tempo che verrà considerato come il più saliente dagli storici futuri, a distanza di secoli, quando, guardando indietro alla prima metà del ventunesimo secolo, cercheranno di vedere le sue attività ed esperienze in quella giusta proporzione che la prospettiva del tempo talvolta rivela? 



Forse non sarà nessuno di quei sensazionali, tragici o addirittura catastrofici avvenimenti politici ed economici che danno forza ai grandi titoli dei giornali e stanno in primo piano nella nostra mente, non le guerre, le rivoluzioni, i massacri di innocenti, le deportazioni, le stragi terroristiche, non le carestie e gli eccessi, i crolli e i rialzi in borsa ma qualcosa di cui siamo consci solo a metà e di cui sarebbe un po' difficile fare un bel titolo sensazionale per i giornali. I fatti che offrono buoni titoli per i quotidiani attraggono la nostra attenzione perché sono alla superficie della corrente della vita, ma la distolgono dai più lenti, impalpabili, imponderabili movimenti che lavorano sotto la superficie e penetrano in profondità. 
Naturalmente sono proprio questi processi più lenti e profondi che, alla fine, fanno la storia; e sono essi che giganteggiano, visti retrospettivamente, quando gli eventi sensazionali passeggeri sono ridotti, in prospettiva, alle loro vere proporzioni. La prospettiva mentale, come quella ottica, viene messa a fuoco soltanto quando l'osservatore pone una certa distanza fra sé e l'oggetto. Tenendo presente ciò, forse gli storici futuri potranno vedere la nostra epoca in proporzioni migliori di quelle entro le quali possiamo vederla noi. 
E che cosa ne diranno, presumibilmente? Diranno, con ogni probabilità, che l'evento dominante del primo scorcio del ventunesimo secolo fu l'urto fra la civiltà occidentale e tutte le altre civiltà della Terra viventi in quel periodo, e che quell'urto fu tanto potente e penetrante che sconvolse completamente tutta la vita delle sue "vittime" intaccando il comportamento di ogni singola creatura: uomo, donna, bambino; il suo punto di vista, i suoi sentimenti e le sue credenze in modo intimo e profondo, toccando corde dello spirito umano che non possono essere toccate da forze materiali esterne, per quanto gravi e terribili. Forse diranno proprio questo gli storici che guarderanno indietro, al nostro tempo, anche dopo un periodo piuttosto breve come potrebbe essere nel 2100. 


E che cosa diranno invece gli storici del 3050? Forse questi storici avranno di sicuro qualcosa di più interessante da dire che non quelli del 2100 perché essi potranno conoscere molto meglio la storia di cui noi ora siamo forse solo in un capitolo iniziale. Ciò che forse interesserà maggiormente gli storici del 3050 sarà costituito dai tremendi contro-effetti che a quel tempo "le vittime" avranno prodotto nella vita dell'aggressore. Nel 3050 la nostra civiltà occidentale come noi e i nostri predecessori l'abbiamo conosciuta negli ultimi 1200-1300 anni, da che essa emerse dalle età buie, potrebbe essere trasformata, quasi al di là di ogni possibilità di riconoscimento, per effetto delle azioni contro-irradianti venute da mondi estranei che noi oggi siamo in procinto di assorbire, vale a dire il mondo islamico, l'Africa e l'Estremo Oriente. Quando l'irradiazione di un determinato influsso è seguita da una contro-irradiazione ciò che emergerà sarà forse un'unica grande esperienza comune a tutta l'umanità: l'esperienza, per ogni civiltà particolare, di avere la propria eredità sociale e religiosa frantumata dall'urto con l'eredità sociale e religiosa di altre civiltà particolari e di scoprire una nuova vita - una nuova vita comune - sorta dal naufragio. 
Gli storici del 4050 affermeranno forse che l'urto della civiltà occidentale con le civiltà sue contemporanee, nella prima metà del terzo millennio dell'era cristiana, fu l'evento che fece epoca in quel periodo perché fu il primo passo verso l'unificazione dell'umanità in un'unica società. Nel loro tempo l'unificazione dell'umanità sarà forse arrivata ad apparire una delle condizioni fondamentali della vita umana - nient'altro che una parte dell'ordine della natura - e potrebbe richiedere un certo sforzo di immaginazione da parte loro ricordare la limitatezza panoramica dei pionieri della civiltà durante i primi seimila anni circa della sua esistenza. Sarà poi davvero così?

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