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L’isteria: il male secolare femminile tra psicologia e sessualità

L’origine del termine isteria si fa ricondurre all’antica Grecia e si indicava l’utero ‘hustéra’ anche se già gli Egizi facevano ricondurre all’utero il motivo di alcuni delicati disturbi femminili. Nel corso del tempo furono ipotizzate varie diagnosi e cure che si sono amalgamate alle credenze popolari e religiose. Nel 1700 fu introdotto uno studio neurologico degli attacchi isterici condotto dal medico scozzese Robert Whytt. Egli ipotizzava che tra mente e anima esistesse un collegamento forte, così tanto che potesse provocare parossismi, soffocamento, tremore e paralisi. In realtà, proprio nei secoli scorsi, qualsiasi malessere femminile si riconduceva all’isteria curabile con l’oppio, la cocaina o qualsiasi altro tipo di droga che potesse mettere a tacere le ‘melanconie’ delle donne. 



Una delle soluzioni che potessero diminuire il consumo delle droghe fu adottato dai medici. Questi praticavano un ‘massaggio pelvico’ per alleviare quell’insieme di disagi fisici, psicologici e psichiatrici che componevano l’isteria che non era considerato una pratica sessuale in quanto l’obiettivo era quello di portare alla paziente lo status di ‘parossismo isterico’. 
Successivamente nel 1734 fu creato il tremoussoir (una sorta di antenato dell’attuale vibratore) che funzionava con un meccanismo a molla e veniva usato per curare le donne affette all’isteria. Questa creazione non ebbe molto successo e i medici continuarono ad effettuare i massaggi pelvici per decenni col disagio di avere dolori alle mani e ai polsi. 


Nel 1869 George Taylor, fisico statunitense, creò il manipulator (una sorta di vibratore a vapore) che aiutava i medici a praticare il massaggio ‘cura’ per l’isteria. Questo non era l’unica tecnica utilizzata, presto arrivò la ‘doccia pelvica’ una forte pressione di acqua fredda che veniva gettata verso l’apparato riproduttivo femminile. Il macchinario inventato nel 1883 da Granville fu il primo vibratore elettromeccanico, ma soltanto nel 1899 fu messo a costruzione il primo a batteria, anch’esso impiegato per la cura dell’isteria. 
A partire dal 1902 l’azienda statunitense Hamilton Beach diede vita alla commercializzazione dei vibratori domestici che furono pensati per lo scioglimento della tensione muscolare rivolta non solo alle donne e anche agli uomini. Esso fu il quinto elettrodomestico a entrare nelle case americane ed europee.


Nella Belle Époque questi oggetti furono impiegati nell’industria pornografica e così iniziò lo stereotipo associato alle pratiche sessuali. Nel frattempo l’isteria era una patologia obsoleta che fu sostituita con interpretazioni dettagliate e studiate associate a depressioni, disagi e crisi emotive da curare con terapie psicologiche della psicanalisi. 

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