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Orsi e uomini, convivenza (im)possibile?

Gli animali? Se servono, bene, se non sono utili che spariscano! Sembra questa la soluzione “di pancia” che alcuni valligiani trentini ritengono più idonea per arginare le disdette dei vacanzieri dopo aver saputo dai media del drammatico incontro che un idraulico di Cadine (TN) ha patito con un orso.
Troppo fresco ancora il ricordo del 2014, quando l’orsa Daniza nell’intento di difendere i propri cuccioli ferì un cercatore di funghi, perché le forze politiche non ne approfittassero per portar acqua al proprio mulino. Così tanto le opposizioni hanno attaccato l’operato del governo regionale proponendo di “far piazza pulita da questa invasione” (di plantigradi) garantendo così la sicurezza dei preziosi flussi turistici, quanto gli animalisti (WWF, LAV, ecc.) sono insorti preallertando addirittura i propri uffici legali per scongiurare un altro “caso Daniza”, morta dopo la cattura perché non resse l’anestetico usato per sedarla.



In provincia di Trento i dati ufficiali parlano di una popolazione, senza eventuali “intrusioni” dai confini, di 22 orsi adulti su un totale di 60 circa di diversa età, ma la certezza latita in quanto questo plantigrado cammina. Tanto. Una quarantina di chilometri al giorno, vale a dire che in un weekend da Trento può raggiungere il confine nord inerpicandosi e scollinando a piacere, attraversando boschi, fiumi, paesini e campeggi per tornare sempre allo stesso punto da cui è partito; nel suo peregrinare però spesso diventa “dipendente” dal cibo degli uomini irrompendo così sia nelle malghe quanto nelle abitazioni se si lasciano aperte porte e finestre, risultando perciò ospite alquanto indesiderato da residenti e soprattutto turisti.
Questo modo di girovagare, a differenza di quello di tanti altri animali selvatici essenziali anch’essi per l’equilibrio dell’ecosistema, pone problemi di convivenza alle comunità che di solito vengono risolti nel più drastico dei modi con la fine certa dell’animale. Numeri datati 2013 parlano che nel solo Parco Nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio 97 orsi sono stati rinvenuti morti dal 1971 al 2013, di cui 2 decessi per cause naturali e 37 per cause ignote; tutti gli altri sono morti ammazzati a causa di armi da fuoco, avvelenamento, investimento, lacci trappola, ecc. L’ultimo orso marsicano in ordine di tempo, dei 4 persi nel 2014, è stato abbattuto a fucilate il 12 settembre a Pettorano sul Gizio nel disinteresse generale, come a sentenziare di quanto l’uomo possa essere sicuro di essere padrone del mondo, nella certezza di aver diritto di sfruttare, inquinare e distruggere il territorio impunemente.


La convivenza con gli animali selvatici è da sempre uno degli aspetti meno nobili espressi dalle donne e dagli uomini del nostro tempo ed è molto negativo l’esempio che si dà alle nuove generazioni sul disinteresse verso le sofferenze di questi esseri viventi che non appartengono alla nostra specie anche quando quelle sofferenze sono come quelle umane.
Anche decidendo delle sorti dell’orso, forse il più antico dei mammiferi selvatici, che andrebbe posto in aree faunistiche recintate anche se di improbabile realizzazione in Italia, così com’è densamente popolata e stretta e lunga, tutti noi dovremmo imparare ad essere meno arroganti per non trasformarci in vuoti a perdere.
Anche qui servirebbe determinazione e senso civico come per altre battaglie ritenute impossibili, come ad esempio quelle contro sessismo e razzismo, che una volta intraprese hanno sorbito gli effetti desiderati; sterili sono invece sempre state le iniziative a favore del rispetto verso gli animali a cominciare dal vergognoso “operato” di circhi e corride, riti ormai senza senso, tempo perso dall’umanità senza far alcun passo in avanti.

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