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Telefonia: storia della grande risorsa del nuovo millennio



“Ti ho lasciato un messaggio su Whatsapp, leggimi più tardi”.
“Ho inviato un’e-mail, ma puoi controllarla anche dal cellulare se ti è momentaneamente difficile da computer”.
“Hai scaricato quel gioco? È davvero fluido, sembra quasi di giocare su una console”!

Affermazioni queste che riguardano la telefonia: in esse si racchiude la grande storia di progresso tecnologico.
La storia a cui s’è fatta menzione è iniziata nel 1871 con Antonio Meucci, e pertanto grazie al telettrofono, apparecchio da lui brevettato che garantiva la comunicazione a distanza. Il brevetto fu però depositato dallo scozzese Alexander Graham Bell nel 1876. Meucci denunciò Bell ma perse la causa; fu riconosciuto nel 2002 dal Congresso degli Stati Uniti il suo contributo nell’invenzione del telefono.



Per giungere però al primo smartphone s’è dovuto attendere il 1994, anno in cui s’è dato il via alle vendite dell’IBM Simon Personal Communicator, dispositivo munito di una serie di applicazioni per la gestione di e-mail e appuntamenti, e in grado di collegarsi con un fax. Per interagire con lo schermo a cristalli liquidi veniva fornito anche un comodo pennino.
Certamente l’IBM Simon non poteva essere definito un vero e proprio “smartphone” – e lo ha affermato anche Charlotte Connelly, curatrice del Museo delle Scienze di Londra in cui è stata esposta una copia del dispositivo – ma è stato l’input per la creazione degli effettivi smartphone di cui ci si serve oggigiorno.
Questa storia ha subito dunque grandi evoluzioni, sino ad arrivare ad un 2017 che offre ampie vedute, e rende i dispositivi mobili quasi dei computer, se non delle vere e proprie console da gaming.
Tale considerazione potrebbe sembrare quasi azzardata ed esagerata, ma non è così se si tiene in considerazione la presenza in mercato di strumenti wireless che sviluppano ulteriormente le funzionalità degli smartphone: anzitutto, anche a cifre molto basse - parliamo di una ventina d’euro - si possono trovare tastiere wireless che, abbinate ai cellulari di cui si parla, li rendono dei veri e propri computer.
Sugli store principali è ormai norma trovare applicazioni come Word ed Excel, molto utilizzate in ambito lavorativo, e i file possono tranquillamente essere composti ed inoltrati senza l’utilizzo di un PC o di un computer fisso.
Una comodità - questa - che s’amplifica se al posto di uno smartphone si possiede un tablet, che con più pollici non affatica la vista e permette praticamente di svolgere mansioni che anni fa solo il computer era in grado di eseguire.


Si citavano addirittura console da gaming. Qui va detto che i produttori di app sono intenti a sviluppare applicazioni che permettono di emulare giochi che prima richiedevano il solo utilizzo delle console specifiche; e alcune di esse esistono già, pronte ad emulare giochi della cara e amata Playstation 1, della Nintendo DS e della Playstation Portable. Tali applicazioni dispongono di controlli a schermo, sulla base di quelli esistenti per tali console, ma al giorno d’oggi sul mercato si trovano con gran facilità anche joypad wireless, che sfruttano il bluetooth per essere letti dagli smartphone che li utilizzano come tastiera.
Ognuna delle app di cui si è poc'anzi parlato permette di rimuovere i controlli a schermo se si è in possesso di uno di questi joypad, ed anche di configurare quelli che sono i pulsanti presenti, per comodità personale.
Il volume è forse troppo basso? La questione non sorge neppure, perché sono presenti in qualunque tipo di negozio anche cuffie molto più potenti di quelle in dotazione. 
Ma ognuna di queste apparecchiature elettroniche collegate ad uno smartphone consuma un grande quantitativo di batteria? Assolutamente affermativo, ma neppure qui c’è bisogno di scomodarsi: caricabatterie portatili riescono a risolvere anche questo tipo di problema se si possiede un semplice cavo USB (e chi non ne possiede uno?).
Ma i produttori di app non si fermano, e per questioni di marketing cercano di migliorare anche app che danno la possibilità ai possessori di smartphone di emulare giochi per Playstation 2 e Nintendo 3DS. S’è detto migliorare perché esse sono già presenti sugli store, ma hanno bisogno di grandi revisioni per poter funzionare al meglio.
Ebbene sì, attualmente uno smartphone dal prezzo di 600-700 euro riesce a svolgere in maniera confortevole mansioni che possono essere eseguite da personal computer dalle cifre di 400-500 euro. Certamente un computer è pur sempre tale, e un telefono, anche se munito di caricatore portatile, non può reggere completamente; ad ogni modo tutto ciò ci fa comprendere quale sia il livello della tecnologia mobile, e quanti progressi ancora possano essere compiuti in questo campo.
La domanda rivolta ora ai lettori è la seguente: avreste mai immaginato tutto ciò una ventina di anni fa?

Davide Cerrato

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