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Una storia che odora di Sardegna e dei suoi antichi segreti: “Il cuore selvatico del ginepro” della Roggeri

Siamo a Baghintos e corre l’anno 1880. Durante la notte delle animeddas, nella famiglia Zara ci si prepara a una nuova nascita. Non c’è, tuttavia, clima di festa. L’animo di tutti gli abitanti della grande casa è tetro come la notte, mentre Assunta si prepara a dare alla luce il bambino che ha portato in grembo per nove lunghi mesi. Si prega affinché sia maschio. Si prega perché sia una creatura del Signore, circondata dal calore della luce e non avvolta dalle ragnatele delle tenebre. Si prega per evitare la disgrazia. Si prega ininterrottamente per un perdono che potrebbe non arrivare mai e si prega per una colpa che non è certo stata commessa. 
Mente in subbuglio e cuore carico di tormento, Assunta è pronta a spingere fuori il sangue del proprio sangue per la settima volta nella sua vita. Quando il primo vagito scandisce l’aria densa di turbamento, il viso di tutti sbianca. Ecco, è accaduto l’irreparabile. È femmina. Porta inoltre alcuni segni... segni del male, segni che sanno di buio e di oscurità, di riti e di cose impronunciabili, di morte e sangue e abominio. D’altronde tutta Baghintos lo sa. Quella piccola che piange forte, sputando fuori tutta l’aria dai polmoni vivaci, diverrà la maledizione della sua famiglia e dell’intero villaggio. Si trasformerà in una coga. 
La piccola non sembrava felice di quella ispezione; si dimenava e protestava pretendendo che la rimettessero dritta. Ma Efisio e Severino non riuscivano a saziarsi di quella vista e vollero vedere ancora una volta l’orrore di quei segni diabolici. 


«Ci ha i segni, tziu Efisio».
«Sicura»?
Tzia Mercede asserì solenne. «Nata settimina la notte delle anime? Nata con la coda e tutti i denti? Pazzo siete? Certo che è una coga. È destino».

A meno che... una soluzione che ha il sapore amaro di una medicina per la tosse si mostra in quella casa ormai scossa da tribolazione e pianto. Occorre che il coraggio di Severino Zara germogli. Deve uccidere quella che è di fatto sua figlia ma che lui considera figlia del Diavolo... occorre – tutti lo urlano a gran voce! – che si liberi di quella creatura per la quale nessuno ha compassione. Ma il suo piano non va a buon fine; è un uomo buono, Severino, non riesce a rubare la vita a un paio di occhi grandi che hanno appena intravisto il mondo. Spera che la tempesta faccia il volere divino, quello stesso volere che lui non ha saputo rispettare. La pioggia si abbatte su quel corpicino. Minacciano morte, quelle nuvole scure e gravide di acqua. Lucia, la maggiore delle Zara, trova la sorellina e la salva. Diviene chiaro solo allora, a tutta la famiglia e all’intero circondario, che una coga è venuta al mondo. Il suo nome è Ianetta.

«Nonno, ascoltate: che cosa sono le cogas?» Fedela si fece avanti a tutte perché la sua curiosità venisse finalmente soddisfatta. Era da giorni che in casa si mormorava quella parola come fosse qualcosa di proibito e maligno. Efisio si batté una mano sulla gamba e strabuzzò gli occhi. […] «Si trasformano in mosconi; quando c’è un bambino piccolino, si infilano in casa di notte dal buco della serratura e si attaccano alla fontanella per succhiare tutto il sangue. Non ne rimane nemmeno una goccia! Bisogna tappare tutti i buchi della casa e mettere un treppiede rovesciato sotto il letto per tenerle lontane, o una camicia rovesciata: quelle diventano pazze quando trovano capovolte cose che dovrebbero stare al dritto […]»

Una storia che sa di tormenti e leggende raccontate al lume di candela, mentre i brividi scuotono il corpo e le convinzioni si legano – impossibili da estirpare – al cuore senza razionalità. 
Una storia che odora di morte, di maledizione, di male e di tempeste del cuore. 
Una storia che porta a una lettura compulsiva, a una lettura obbligata, a una lettura da affrontare con occhi lucidi e pelle d’oca. 
I centenari come tzia Paddora istruivano bene sulla natura delle cogas; dicevano che quelle lavoravano sempre tra mezzanotte e le tre del mattino e che sapevano contare solo fino a sette. Bisognava dare loro qualcosa da contare, i dentini di una falce o le setole di una scopa, ad esempio, affinché il tempo passasse mentre ricominciavano all’infinito il loro conteggio. 
Solo Lucia prova comprensione per quella bimba senza colpa, angariata, maltrattata. Solo lei – lei dal cuore grande come il sole che si staglia nel cielo – vede in Ianetta una creatura di Dio, quel Dio per il quale mostra così tanta reverenza. 
Improvvisamente le riaffiorò alla mente il ricordo involontario di quando Ianetta era nata. Ianetta bambina. Ianetta abbandonata. Ianetta bestemmiata. Ianetta combattuta tra le tenebre e la luce. Ianetta odiata da tutti. Ianetta forte come il legno di ginepro e tuttavia sempre in bilico sul punto di spezzarsi. 


La Roggeri ci trasporta in un mondo antico, un mondo dove credenze e superstizioni condizionavano la vita di tutti. Un mondo dove una bambina poteva essere considerata coga, mangiatrice di fanciulli, mostro. Un mondo avvolto da un alone di magia, di pregiudizio. Un mondo lontano ma vicino allo stesso tempo. 
Con maestria, ci catapulta alla fine dell’Ottocento, inizi Novecento; tesse una storia che odora di Sardegna con i suoi innominabili segreti. Ci sembra di esserci, in quella casa dove la disgrazia si è abbattuta senza pietà. Di respirare quell’aria, mentre il dubbio si insinua nel petto di tutti sconvolgendo sì il sonno ma persino i momenti di veglia. E ci sembra di crederci, almeno un po’.
In cortile resisteva ancora il vecchio fico che dal suo ceppo aveva miracolosamente rivegetato. Nuovi rami avevano gemmato e frondosi polloni l’avevano portato all’antica forma. Era in tutto e per tutto il vecchio fico che aveva conosciuto quattro generazioni degli Zara, che ancora stillava latte dalle sue ferite e che ombra sapeva fare per buona parte del cortile. E, come ultima prova del proprio spirito autentico, dai suoi rami aveva gettato polposi frutti neri. Quelli, però, nessuno ebbe mai più il coraggio di mangiarli.

Scheda del libro
Titolo: Il cuore selvatico del ginepro
Autore: Vanessa Roggeri
Editore: Garzanti
Anno: 2013
Pagine: 216

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