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"Diaspora, identità e dialogo" in mostra a Palermo

Uno dei capitoli storici meno conosciuti della Sicilia è forse quello relativo alla diaspora. In realtà questo termine, con evidente accezione negativa, indica una migrazione, forzata, del genere umano per questioni religiose. Lo spostamento fisico per ciò che riguarda la popolazione ebraica è stato un fenomeno che si è verificato diverse volte spinto sempre da persecuzioni, discriminazioni o espulsioni. 


Oggigiorno essi sono sparsi nei cinque continenti continuando a portare avanti tradizioni, culto e storia millenaria che affonda le radici nelle epoche a noi più lontane. Le prime manifestazioni di ‘dispersione’ nel mondo si fanno risalire al 70 d.C. quando i romani li deportarono dalla loro terra madre, si ricorda subito dopo il 1492. Se dall’altra parte del mondo il navigatore Cristoforo Colombo si era appena imbattuto nella scoperta del nuovo Mondo, nel Vecchio continente Isabella di Castiglia e Ferdinando D’Aragona stavano deportando dalla Spagna, dal Portogallo e dai territori di loro proprietà tutti gli infedeli non cristiani. Negli anni '30-'40 del secolo scorso, a causa del secondo conflitto mondiale, gli ebrei furono una delle micce più esplosive della politica nazista e le conseguenze spiacevoli le conosciamo così bene che sarebbe troppo doloroso citarle per l’ennesima volta. Al 1948 risale la nascita dello Stato d’Israele. 



Tornando al 1492, conosciamo abbastanza bene l’editto che obbligò gli infedeli a scappare da quelle che erano diventate le loro terre ma non sappiamo verso quali territori si stabilirono. 
A tal proposito preziose sono le notizie forniteci da Cecil Roth:  “La maggior parte degli esiliati [della Spagna e del Portogallo] però s’era diretta verso oriente, verso le province centrali dell’Impero turco. […] La caduta di Costantinopoli nel 1453 […] aveva permesso agli ebrei d’oriente di iniziare una nuova vita. […] Nuove colonie si stabilivano e le antiche rinascevano in tutto l’Impero ottomano: a Sofia, in Adrianopoli, a Gallipoli ed a Nicopoli da una parte del Bosforo; a Brussa, a Magnesia, a Smirne e ad Ankara dall’altra, per non citare che poche città. Molte località comprendevano più d’una comunità”. 


Questa popolazione era stata soggetta alla diaspora ma continuava a portare con sé un grosso bagaglio storico, culturale e religioso che si trova tutt’oggi alla base della storia non solo ebraica ma dell’intera umanità. Per queste ragioni da 18 anni si celebra la Giornata Europea della Cultura Ebraica in oltre 81 centri. Palermo, ormai all’avvento dell’anno come capitale della cultura, si è ben preparata ad accogliere incontri, conferenze, pomeriggi di analisi critica e mostre di arte contemporanea della suddetta civiltà. 


Dal 5 al 10 settembre 2017 dalle 9:30 alle 18:30 sta ospitando la mostra "Diaspora, identità e dialogo" presso il Palazzo Sant’Elia – sito a Palermo in via Maqueda 81 – nella Sala Cavallerizza. Espongono 14 artisti dell’Accademia della Hatikva grazie all’idea di Pino Pelloni, con il contributo critico di Marcello Carlino e l’organizzazione di Lucia Di Miceli. Le tele d’arte contemporanea esposte sono state realizzate da: Franca Bernardi, Francesco Calia, Antonio Carbone, Lucia Di Miceli, Gabriella di Trani, Salvatore Giunta, Silvana Leonardi, Rita Mele, Teresa Pollidori, Giuseppe Ponzio, Rosella Restante, Marcello Rossetti, Grazia Sernia, Oriano Zampieri. Sono quattordici momenti che raccontano le tappe più importanti della storia ebraica senza sentimentalismi o forzature emotive, un percorso critico e astratto del movimento di questa popolazione. 


Come affermava Walter Benjamin: "Le idee stanno alle cose come le costellazioni stanno alle stelle", allo stesso modo la storia dell'umanità non esisterebbe se non ci fossero stati gli ebrei. 

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