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L’estate finisce, i problemi ambientali restano

"L'estate sta finendo" è il titolo di un successo trionfale del 1985 dei Righeira. L’estate delle vacanze sta finendo e - in barba agli allarmi sui disastri ambientali causati dall’iperconsumo energetico - abbiamo rivisto le solite colonne di auto, furgoni, camion e moto ad ogni esodo e controesodo ed in mare un frenetico sfrecciare di motoscafi d’ogni stazza.


La tecnologia può fare di più? Per ora no, per cui se non vogliamo finir male, bisogna moderare i consumi del nostro vivere e comportarsi come ci dice chi studia come cambiare stile di vita adottando quegli strumenti che minimizzano l’impatto ambientale dei nostri processi economici.
Fra qualche giorno, con la ripresa lavorativa d’autunno, si replica e ogni mattina saranno incolonnamenti che da ogni direzione investono e assediano le città, già soffocate dall’inquinamento; tassativamente ognuno viaggia da solo, a nulla è valso il pedaggio per entrare in città né l’uso consortile dell’auto che è repulsivo ai più. 



Lessi tempo fa di un politico sudafricano che disse: "Se ogni cinese dovesse consumare la stessa quantità di benzina di un americano, la Cina avrebbe bisogno dell’intera produzione mondiale di greggio". Di peggio poi han detto pure di noi, infatti nel vecchio continente la peggior “impronta ecologica” ci riguarda, o almeno questo ci dice Mathis Wackernagel, ambientalista svizzero, che si occupa di sostenibilità ambientale.
L’assillo dei tempi nostri è l’insostenibilità dell’accrescimento illimitato in presenza di fattori limitanti come le risorse naturali non rinnovabili e gli spazi vivibili del nostro ecosistema, è il solito ritornello che ascoltiamo da anni, ma non ci va in testa; quello de “L’estate sta finendo” dei Righeira l’abbiamo imparato subito ma quest’ultimo ben più importante purtroppo no. 
Quest’ambientalista svizzero di sicuro non conosce i ritornelli che “in spiaggia ombrelloni non ce ne sono più / è il solito rituale ma ora manchi tu” (da “L’estate sta finendo”- Righeira 1985) e che “i nuovi italiani sono nati qui / impavidi e orgogliosi della velocità” (da “No tengo dinero” – Righeira 1983) ma di noi ha detto: "Se tutti vivessero come gli italiani, avremmo bisogno di due pianeti o anche di più".

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