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El Alamein, la sconfitta dimenticata: "Mancò la fortuna, non il valore"

La battaglia di El Alamein si svolse tra l’ottobre ed il novembre del 1942 nel deserto egiziano ed è stata la peggior disfatta italiana della seconda guerra mondiale: furono infatti 26.000 le vittime (metà inglesi e metà italo-tedeschi), di 5.000 parà della Folgore ne rimasero solo 300.



Combattendo le truppe italo-tedesche gli inglesi però scoprirono gli eroi italiani, una “meglio gioventù” che la disgraziata logica bellica di Mussolini mandò al massacro ma che combatterono con grande coraggio e valore, resistendo con onore e facendo il proprio dovere mentre erano abbandonati dai tedeschi in fuga, coi quali vennero pure alle mani e ci scappò addirittura qualche fucilata.
Dopo decenni di “amnesia”, solo recentemente c’è stato spazio, in questo periodo di rievocazioni della prima guerra mondiale, anche per i caduti della seconda, combattuta al fianco dei nazisti benché certamente sarebbe stato meglio non farlo. Un monumento a quei paracadutisti della Folgore della battaglia di El Alamein verrà quindi inaugurato in quel di Parma e non credo perciò che in futuro bisognerà più vergognarsi di parlar di loro,  si potrà colpevolizzarli più di tanto come è successo finora ricordando “parti sbagliate” in merito ai caduti della Folgore, della Ariete e della Pavia ma bensì solo di una generazione sfortunata.


Ho prestato servizio di leva proprio nella caserma del “28° Reggimento Pavia” della divisione Folgore “respirando” quell’aria piena di orgoglio che accomuna le relazioni interpersonali degli effettivi e credo che sia giunto il momento, da parte di una certa opinione pubblica, di svegliarsi da amnesie che riguardano il coraggio ed il valore di quei soldati anche se stavano della parte sbagliata; è strano che la disfatta di El Alamein sia stata per anni sepolta e dimenticata sopratutto perché noi italiani di solito abbiamo più in mente le sconfitte che le vittorie e il sinonimo “Caporetto” ne è una prova. Per di più i soldati italiani laggiù nel deserto egiziano non furono per nulla cattivi soldati e si batterono valorosamente quando furono messi in condizione di farlo perché - mentre gli inglesi avevano latte, whisky, tè e acqua minerale - gli italiani bevevano l’acqua tenuta nei bidoni della nafta e marciavano con gli scarponcini di cartone, 3 chili di casco coloniale in testa e fucili della guerra 1915-18; per non parlare poi della copertura aerea che era maldestramente garantita ancora dai vecchi biplani che viaggiavano di 170 km/h più lenti rispetto ai caccia inglesi.
Soltanto alla fine delle operazioni, “sul campo”, furono riconosciuti i loro meriti di soldati quando sfiniti, scalzi e senz’acqua, grazie ad una straordinaria forza morale, non urlarono "viva il re" o "viva il duce" ma solo "viva l’Italia", per questo gli inglesi resero loro l’onore delle armi.
È scritto sul monumento ai caduti ad El Alamein: “Mancò la fortuna, non il valore”. In effetti mancarono altre cose che lo sciagurato regime fascista promise ma non mantenne, tradendo miseramente i nostri valorosi soldati.

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