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Qianlong, l'imperatore cinese del "Regno di Mezzo"

Per i cinesi la loro porzione di superficie della terra era "tutto ciò che esiste sotto il cielo" e il territorio posto sotto il diretto controllo imperiale era "Il Regno di Mezzo". Questo punto di vista è espresso con molta sicurezza nella celebre risposta del grande imperatore Qianlong (in carica dal 1735 al 1796) a una lettera di re Giorgio III d'Inghilterra, la quale proponeva che i due sovrani entrassero in reciproche relazioni diplomatiche e commerciali. 


Ecco la risposta:
"Per quanto riguarda la Vostra richiesta di inviare uno dei Vostri sudditi con credenziali presso la mia Corte Celeste e col potere di controllare il commercio del Vostro paese con la Cina, essa è contraria a tutti gli usi della mia dinastia e non può assolutamente essere presa in considerazione... Il nostro cerimoniale e il nostro codice di leggi differiscono così completamente dai vostri che se anche il Vostro inviato fosse capace di acquisire i rudimenti della nostra civiltà non vi sarebbe in alcun caso possibile trapiantare le nostre maniere e i nostri costumi sul Vostro suolo straniero... Tenendo lo scettro dell'ampio mondo io non ho che uno scopo in vista, e cioè mantenere un perfetto governo e adempiere i doveri dello Stato... Non attribuisco nessun valore a oggetti strani o ingegnosi e non saprei che farmene dei prodotti confezionati nel Vostro paese".



L'impero sul quale Qianlong governava era il più antico, il più coronato da successo e il più benefico fra tutte le istituzioni politiche allora in vita. La sua fondazione nel terzo secolo a.C. aveva dato a un mondo civile un governo civile, cioè la guida di una burocrazia scelta attraverso concorsi e dotata di alta cultura in luogo di una anarchia internazionale nel cui ambito un certo numero di staterelli locali, dominati da una nobiltà feudale ereditaria, avevano tormentato il genere umano muovendosi l'uno contro l'altro guerre senza fine. Durante i venti secoli intermedi la pace di questo mondo così accuratamente organizzato era venuta meno di tanto in tanto, ma tali mancamenti erano stati temporanei e alla fine del regno di Qianlong, l'ultima restaurazione del "Regno di Mezzo", era all'apogeo della sua gloria. 
Questa struttura politica, come uno scrigno, aveva racchiuso e preservato un tesoro intellettuale: le conquiste e le scoperte delle scuole filosofiche, che avevano preso in esame e cercato di formulare tutte le possibili e alterne risposte alle questioni fondamentali dell'etica e della metafisica. Inoltre, i figli del "Regno di Mezzo" avevano dimostrato di saper unire a un'innata intelligenza e a un'esperta arte di governo una notevole larghezza di vedute quando avevano adottato una grande religione straniera, la Mahayana, di origine indù, per venire incontro a tutte quelle necessità spirituali che la loro civiltà, piuttosto laica, non avrebbe potuto soddisfare del tutto con i soli mezzi ad essa propri. Con la forza, e forse l'arroganza, che gli veniva da questo sfondo storico aveva ragione l'imperatore Qianlong di rispondere come fece al re Giorgio III d'Inghilterra?
Forse sì, magari anche per una qualche dote di preveggenza riguardo al futuro, un futuro di quasi dominio mondiale (specialmente nel campo commerciale) che si sarebbe configurato e mostrato in tutta la sua potenza nell'ancora lontano e imperscrutabile inizio del terzo millennio.

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