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Stop alla corruzione in Arabia Saudita, arrestati 11 principi e 38 ex ministri

Giro di vite contro la corruzione in Arabia Saudita ad opera dell’erede al trono e capo della commissione anticorruzione, il principe Mohammed Bin Salman. Una vera e propria strage che ha colpito la stessa famiglia reale: sono stati arrestati infatti undici principi e 38 ex ministri. La notizia è stata diffusa dalla tv araba Al Arabiya.
Tra le persone più influenti ad essere colpite dal provvedimento c'è il miliardario Alwaleed bin Talal. La sua società di investimento, la Kingdom Holding, ha partecipazioni nella News Corporation di Murdoch e in Twitter. La decisione si è fatta subito sentire nelle quotazioni in borsa della compagnia, che sono crollate del 10%.



Il principe ereditario è la voce più dominante al momento in Arabia Saudita in campo militare, negli affari esteri, nell’economia e addirittura nelle politiche sociali. Una parte della famiglia reale è preoccupata e scontenta dell’immenso potere che si sta sempre più accumulando nelle sue mani, data anche la giovane età e inesperienza (ha solo 32 anni). Un dato interessante è il fatto che la commissione anticorruzione è stata creata dal re solo poche ore prima della retata e degli arresti. Quindi viene anche da pensare che voglia davvero eliminare personaggi scomodi. La maggior parte degli arrestati sono stati reclusi all’Hotel Ritz di Riyadh; contemporaneamente sono stati chiusi tutti gli aeroporti privati della capitale per impedire un eventuale fuga con i jet privati a loro disposizione.
L’anticorruzione ha diritto di investigare, arrestare, vietare l’ingresso nel paese o congelare i beni di coloro che sono sospettati di corruzione. Questa commissione sarebbe stata creata a causa della tendenza di alcuni all’abuso, mettendo il loro interesse al di sopra di quello pubblico e distraendo fondi pubblici.


Il principe era già finito sulle cronache per essere stato l’architetto della difficile e sanguinosa guerra in Yemen quando era ministro della difesa e soprattutto per aver proposto un ambizioso piano economico per sganciare l’Arabia Saudita dalla dipendenza dal petrolio, chiamato Vision 2030.
Non sono i primi provvedimenti messi in atto da Bin Salman, già a settembre furono arrestate una ventina di persone, religiosi influenti del clero wahabita che erano contrari alla politica estera del principe. Il 5 giugno ha rotto i rapporti con il Qatar, ha privatizzato il 5% del colosso petrolifero Aramco (compagnia petrolifera statale del Paese) e ha tagliato dei sussidi da parte del governo centrale.

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