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Idrissa Ouedraogo: il cinema africano e la comprensione della diversità culturale

"Restituire una speranza al mondo, incoraggiare una migliore comprensione della diversità culturale, è l'unico modo per costruire ponti duraturi fra le nazioni"

Idrissa Ouedraogo nasce nel 1954 in Burkina Faso e compie i suoi studi di cinema prima nella ex Unione Sovietica e poi a Parigi. Il regista appartiene a quella generazione di cineasti africani di scuola europea che raccontano la loro terra con una forza espressiva e una poetica tipicamente africane, con uno stile fortemente meditativo e una narrazione diretta e semplice. Idrissa Ouedraogo debutta nel 1987 con "Yam Daabo" dove affronta i temi della condizione tribale e della modernità. Seguono "Yaaba" (1989), "Tilaï" (1990), "Afrique, mon Afrique" (1994) sul dramma dell'AIDS e "Le Cri du coeur" (1994) sul problema dell'emigrazione.


Idrissa Ouedraogo è il regista africano che, con i suoi film, ha raggiunto le platee internazionali, non soltanto quelle dei festival ma anche mercati specifici e fra questi la distribuzione italiana. Film dopo film c'è in Idrissa la necessità di individuare uno sguardo morale, di elaborare una profonda riflessione sul senso di produrre immagini sviluppando una coscienza di sguardo sempre più essenziale. La sua filmografia si fa testimonianza perfetta di una ricerca di collocazione in uno spazio universale del cinema al di là degli stereotipi culturali e delle frontiere geografiche.


"L'Africa è un continente chiuso, i cineasti hanno paura a rischiare perché temono che il pubblico dica, appunto, che non sono totalmente africani. Bisogna avere il coraggio di andare oltre": ripete da tempo Idrissa Ouedraogo. La sua osservazione diventa questione "teorica" di sopravvivenza per sfidare le immagini prive di rischio. Il regista vuole appartenere (o forse appartiene) alla Nazione del Cinema, alla sempre attuale e rivoluzionaria Immagi-Nazione teorizzata da Stan Brakhage: "L'unica civiltà che conta è quella dell'immagine". Idrissa Ouedraogo vuole battersi per salvare dalla morte il cinema che si fa e produce in Africa, muovendosi dentro il corpo del continente africano, viaggiando al suo interno per attraversarlo e penetrarlo, filmando con passione corpi e luoghi nelle loro evoluzioni. Allontanandosi da esso per ritrovarlo altrove (nella Francia periferica di Le cri du coeur, Il grido del cuore, 1994), per segnare ancora più in profondità il suo percorso.


In questo senso la sua filmografia rappresenta un catalogo perfetto - mai immobile, bensì sempre in crescita e portatore di movimenti depistanti - di personaggi e ambienti che diventano espressione di un preciso contesto sociale e insieme di sentimenti universali. È un catalogo che sfida le convenzioni (nelle sue opere Idrissa Ouedraogo visualizza storie senza confini e si immerge, di volta in volta, nella commedia, nel dramma, nella tragedia, nel western, nel thriller; generi fatti rivivere sotto il ciclo africano) e in cui si rintracciano non solo estetiche prodigiose ma anche sfide alle convenzioni produttive e alla durata. Così, quella di Idrissa Ouedraogo, diventa un'esperienza ancora più complessa e stratificata iniziata al sorgere degli anni '80 del secolo scorso e che finora ha prodotto una filmografia costituita da sette lungometraggi, un mediometraggio e nove cortometraggi.


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