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Trump riconosce Gerusalemme capitale d'Israele, le proteste dei palestinesi

Il presidente Trump ci ha abituato ai colpi di scena e quello sullo spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme è solo l’ultimo. In questo modo ha riconosciuto tale città come capitale dello Stato di Israele. La sua dichiarazione è stata: “È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese. Israele è uno Stato sovrano che ha il diritto, come ogni altro Paese, di decidere la sua capitale. Essere consapevoli di questo è una condizione necessaria per raggiungere la pace”.


Se Netanyahu esulta per questa decisione, molto meno contenti sono i palestinesi e il gruppo terrorista di Hamas. I palestinesi la riconoscono come propria capitale e aspettano ancora da anni di vedersi riconosciuti come Stato. In realtà Gerusalemme era già stata definita come capitale d’Israele fin dal 1995 con una legge del Congresso ma mai dichiarata formalmente, fino a Trump se la sono passata di mano, presidente dopo presidente, nessuno si era mai sentito di occuparsi di questa “patata bollente”. Il rischio ora è l’inasprirsi di violenze e che si apra un’altra guerra di religione in una terra già abbastanza martoriata. Il gesto di Trump non è stato verso la pace ma verso la guerra. Per i palestinesi è una vera e propria dichiarazione di guerra, soprattutto per Hamas, che auspica una nuova intifada.


A seguito della dichiarazione di Trump vi sono state numerose dimostrazioni di palestinesi e scontri con i militari israeliani in Cisgiordania, Gerusalemme est e lungo la linea di Gaza. Il bilancio è di 114 palestinesi feriti principalmente a causa di colpi d’arma da fuoco o intossicati da gas lacrimogeni. Oltre ad essere stato proclamato uno sciopero generale sempre in quelle zone, molti negozi, uffici e scuole sono stati chiusi nelle città palestinesi.

Una città che necessita di essere condivisa da tutte e due gli stati in egual misura e non solo dagli israeliani. Il gesto sembrerebbe solo a fini personali, nel senso che Trump in questo modo può occuparsi meglio degli interessi americani rispetto a se la città fosse divisa in due. In ogni caso ci vorranno almeno quattro anni perché venga spostata veramente l’ambasciata e nel frattempo l’amministrazione Trump tenterà di riportare la pace tra israeliani, palestinesi e mondo arabo con una nuova trattativa, che sta per essere elaborata.
In ogni caso questa dichiarazione, oltre ad aver fatto tremare il Medio Oriente, è stata anche malvista dai diversi leader europei che si sono dimostrati subito contrari. Il Papa ha affermato che era meglio lasciare le cose com’erano, preoccupato per la tensione che potrebbe alzarsi e per il fatto che è una terra già dilaniata da anni di guerra e quindi non ne servirebbe un'altra.

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