Elezioni politiche del 4 marzo: un voto inutile? - Prima Pagina on line

Prima Pagina on line

L'informazione come unico grande bisogno

Post Top Ad

Ci siamo, è partita la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche di primavera, ma in una situazione nuova per noi italiani in quanto solo la compagine di Matteo Renzi è ancorata ad una “struttura” di partito simile ad altre realtà europee; è la sola infatti ad avere sezioni, presidente, segretario e, a cascata, tutta una serie di altre figure responsabili.


Il resto, che mira a far proprie le elezioni del 4 marzo prossimo, è espressione di formazioni, movimenti e schieramenti che hanno deciso di metter da parte le personalità “forti”, quelle capaci di affrontare il muro contro muro, a favore di “attori” che siano invece capaci di trovar collanti. Ripeto, scelta elettorale nuova questa, dove premiare col proprio voto un partito/movimento/schieramento (barrando il simbolo) non sarà più come una volta volersi identificare ideologicamente in modo certo, può in realtà arricchire politiche “di coalizione” che deviino da quella “ideologia” producendo problemi anziché risolverli, una politically incorrect che nel passato soprattutto su tematiche sociali e finanziarie ha causato solo guai.
Voto né bianco né nero, quindi? Il grigio - si sa - va con tutto e con lo spettro “astensione” dietro l’angolo, che qualche sondaggio vede addirittura come terzo partito, c’è il rischio di veder riaffiorare vizi antichi alla faccia del ben più rassicurante bipolarismo.
A grandi linee tre sono le correnti: il centrodestra, col baricentro in Forza Italia che annovera Lega, Fratelli d’Italia e liste varie di centrodestra; il Movimento 5 Stelle che corre da solo e cavalca l'onda popolare; il centrosinistra, con il Partito Democratico che sta patendo un calo nei consensi dovuto anche alla storica separazione dal marxismo che negli anni ha prodotto scissioni.


In un tale scenario fatto di non voto e coalizioni senza identità la prospettiva di non avere una maggioranza stabile, ossia un nulla di fatto, è la più plausibile ed è preambolo di una seconda votazione.
Vado a memoria ma non ricordo alcuna legislatura le cui valenze pre-elettorali siano mai state così cupe e piene di rancori, questo forse deporrà a favore dei leader “fuori”, una folta schiera di politici a bordocampo che entrerà in gioco in un secondo mandato nel (possibile) caso di un esecutivo “di riparazione” se quello scaturito dal voto del 4 marzo non avrà avuto la maggioranza certa in parlamento.
Dalla Bindi alla Finocchiaro, da Prodi a Veltroni e Letta, tanti i leader “alla finestra”, come d’altronde Alfano e Casini, “spalle” ideali per un centrodestra che mancasse l’obiettivo elettorale “in prima istanza”, e perfino dal neo papà grillino Di Battista che potrebbe nuovamente far parlar di se raccogliendo qualcosa di nuovo (e di finalmente buono) da ciò che il forum del popolo 5 Stelle propone.
Archiviati gli indipendentismi referendari dei mesi passati dentro un’Italia unita, dopo il voto del 4 marzo assisteremo quindi alla stagione politica degli antichi duelli d’ambito europeista del decennio passato (Ulivo di Prodi VS Popolo delle Libertà di Berlusconi) oppure un nuovo corso “federalista” in cui l’entità politica nazionale (se non nazionalista) premiata dalle urne adempirà il proprio mandato elettorale nel ruolo di “geometra” per future maggioranze parlamentari riformando costituzionalmente, non com’è successo finora privatizzando gli utili e socializzando le perdite. 


Post Bottom Ad

Pagine