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Occhi al cielo a Palermo grazie all’Osservatorio Astronomico

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Nell’antico centro economico-governativo normanno sorge uno dei gioielli scientifico-culturali più apprezzati al mondo.

Il Palazzo dei Normanni di Palermo custodisce un gioiello, non solo artistico, scientifico all’avanguardia sia nel XIX secolo che in età contemporanea: l’Osservatorio Astronomico. Attualmente la struttura porta avanti progetti di ricerca nel campo dell’astronomia e dell’astrofisica tra cui il complicato studio della corona solare e stellare, la nascita e l’evoluzione stellare e i resti della supernova.
L’osservatorio fu fondato nel 1790 per volontà del re Fernando I di Borbone pressato da diversi intellettuali del periodo tra cui Francesco D’Aquino, Viceré, principe di Caramanico che avvicinò la città al prestigioso ésprit della loro epoca.


Osservatorio Astronomico di Palermo sito al Palazzo dei Normanni

Giuseppe
Piazzi, un matematico ormai quarantenne, ottenne la custodia della struttura. Il direttore si occupò immediatamente dell’acquisto di materiali e strumenti di ricerca moderni che potessero trasformare Palermo in una vera e propria capitale della comunità scientifica. Tra i vari oggetti presenti all’Osservatorio vi è il Cerchio di Ramsden, creato dall’omonimo costruttore britannico, e la prima cupola. Non fu semplice trasportare una ‘copia’ dello strumento in Italia a causa della lenta e antipatica burocrazia, ma grazie alla determinazione del Dottor Piazzi si ottenne un vero e proprio capolavoro scientifico-culturale nell’isola del Mediterraneo.

Agli albori del 1800 Giuseppe Piazzi identificò il primo asteroide – Cerere Ferdinandea – in onore del mito di Cerere ambientato e assai diffuso in Sicilia. Grazie a questo primo studio ottenne la prima medaglia d’oro da lui rifiutata in quanto volle acquistare un altro strumento: l’equatoriale di Troughton collocato nella seconda cupola della struttura.


Era il 1817 quando Piazzi si trasferì da Palermo a Napoli, per completare la costruzione dell’Osservatorio di Capodimonte, la direzione passò a Niccolò Cacciatore. Dopo qualche anno lo scettro gestionale passò al figlio Gaetano che nel 1848 fu rimosso a causa della sua forte partecipazione ai moti rivoluzionari antiborbonici. A questo punto fu necessario trovare una nuova guida e leader dell’Osservatorio e si pensò che Domenico Ragona potesse essere l’uomo Alpha. Egli fu in grado di ottenere dal governo della due Sicilie i fondi necessari per l’acquisto di nuovi materiali tra cui un Telescopio Equatoriale Merz da 25 cm di apertura.
Con l’arrivo dei Garibaldini Gaetano Cacciatore fu reintegrato nell’organico direzionale e Ragona fu allontanato da Palermo. Pietro Tacchini nel 1865 installò e mise in funzione l’equatoriale per le ricerche di fisica solare che renderanno finalmente celebre l’Osservatorio di Palermo alla metà del XIX secolo. Quando Tacchini dovette trasferirsi a Roma il successore fu Annibale Riccò mantenne a livelli eccellenti la struttura di ricerca.
Con il Novecento i nuovi direttori furono Corradino Mineo (accademico dei Lincei) e Francesco Zagar tra il 1931 al 1948. Con le due guerre mondiali l’Osservatorio visse un periodo di profonda crisi che sfociò alla quasi chiusura del Centro Studi in quanto l’unica risorsa realmente moderna era il telescopio zenitale sviluppato da Wanschaff a Berlino.
A causa del forte peso architettonico le tre cupole poste al di sopra dell’edificio furono sostituite prima con quelle in ferro e successivamente da quelle in rame più leggere. Soltanto Giuseppe Salvatore Vaiana, direttore dal 1976 al 1991, fu in grado di risollevare le sorti e la reputazione dell’Osservatorio Astronomico di Palermo.
Nel XIX secolo fanno parte della struttura un laboratorio per lo sviluppo ed i test di strumentazione scientifica per telescopi nella banda dei raggi X (X-ray Astronomy Calibration and Testing Facility, XACT) situato in una sede distaccata, un centro di calcolo ad alte prestazioni per l'implementazione di modelli numerici di interesse astrofisico (Sistema di calcolo per l'astrofisica numerica, SCAN) ed il Museo della Specola.
Proprio quest’ultimo, disposto nella sommità della torre pisana del Palazzo dei Normanni, conserva strumentazioni risalenti al XVIII al XIX secolo: telescopi acromatici, un sestante, barometri e termometri, il già sovracitato cerchio di Ramsden e l’equatoriale di Troughton.

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