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A casa tutti bene: un film quotidiano e dannatamente vero

Metti un giorno una famiglia e un'isola. Una grande famiglia in una piccola isola. Una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le nozze d’oro dei nonni sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola e a fare i conti con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.


Gabriele Muccino la trasforma nella sua "isola che non c’è", il luogo in cui tutto è possibile e i sogni s’infrangono contro le onde del mare. Non la chiama mai per nome, i suoi personaggi la usano come un campo di battaglia, per urlarsi contro e riflettere sui rimpianti, su tutte le occasioni perse che non torneranno più.
La famiglia non è un porto sicuro, ma un oceano in tempesta. L’ipocrisia si nasconde dietro ai larghi sorrisi, alle pacche sulle spalle che celano la loro infelicità. L’utopia è quella di costruirsi una vita “normale”, in cui i drammi non esistano e la felicità regni sovrana.


A casa tutti bene è una provocazione già dal titolo. I nonni festeggiano cinquant’anni di matrimonio e invitano i parenti per un pranzo nel loro paradiso terrestre. Figli, cugini, nipoti, ex mogli: tutti rispondono alla chiamata, perché nelle giornate speciali non si può mancare.
Parenti serpenti, spiegava Monicelli, e la sua lezione resta valida anche dopo un paio di decenni. Non si può sperare in un aiuto da chi dovrebbe starci sempre accanto, l’egoismo regola il mondo e per i puri di cuore non resta che girarsi dall’altra parte.
Il regista distrugge l’idea di un focolare domestico in cui l’amore regola i rapporti. Costruisce una summa del suo cinema, dei contrasti tra padri e figlie, della disperata ricerca della felicità, degli affetti perduti in stile Baciami ancora, con le pulsioni giovanili de L’estate addosso che restano un sempreverde.
Ma nelle imperfezioni, A casa tutti bene trova comunque una sua dolcezza, nei momenti in cui la retorica si fa da parte e la musica si abbassa, in particolare quella cantata.
Muccino riesce a raccontare tutto senza passare per grandi spiegazioni o voci fuoricampo salvifiche ma anzi come fossero informazioni che vengono a galla naturalmente, come l’avessimo sempre saputo.
È solo una delle molte raffinatezze di un film complicatissimo da realizzare che alza l’asticella dello scontro tra sessi e generazioni, tra classi e visioni di mondo. Tutto in Muccino è difficile da conciliare, così difficile che prende la via della furia più spesso di quella della calma. E tanto i personaggi sembrano ribollire, tanto il film riesce ad essere controllato nel seguirli. 


Nel film ritroviamo i disegni marcati delle nostre vite, le passioni esagerate, le grandi paure, le reazioni rabbiose e le grida di odio contro l' ipocrisia quotidiana. 
In un cast stellare, spiccano particolarmente il talento di Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Giulia Michelini, Sabrina Impacciatore, Sandra Milo, Massimo Ghini, Carolina Crescentini, Stefania Sandrelli, Gianmarco Tognazzi, Gianpaolo Morelli, Valeria Solarino, Elena Cucci, Stefania Sandrelli e Ivano Marescotti.
Un film consigliato a tutti coloro che abbiano il coraggio di guardarsi allo specchio attraverso uno schermo, di identificare una vita che non sempre è come crediamo o ci illudiamo possa essere.

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