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Ken Loach: cinema, vita e rivoluzione

Il cinema deve restituire la vita nella sua totalità. La politica è legata all'umano. Non si fa la rivoluzione con un film, ma un film può essere la leva per sollevare l'inerzia delle cose e delle persone
Ken Loach

Ken Loach nasce in Gran Bretagna nel giugno del 1936 e muove i primi passi nella BBC; nel 1965 incontra il produttore progressista Tony Garnett che gli consente di realizzare dei reportage nei quartieri poveri di Londra per documentarne la miseria e il degrado. Continuerà la sua carriera alternando la televisione e il cinema sostenuto da una passione sociale che lo accompagnerà in tutte le sue opere, da Poor Cow (1965) a Family Life (1971) fino a Riff Raff (1991), una dura requisitoria contro l'era Thatcher. Seguiranno Piovono Pietre (1993) e Lady Bird (1994) dove affronta i temi della burocrazia nel welfare britannico. Nel 1994 realizza Terra e Libertà, una storia dedicata all'epopea della guerra civile spagnola, nel 1996 La canzone di Carla, una storia d'amore sullo sfondo della rivoluzione sandinista in Nicaragua. Il suo impegno sociale continua con My name is Joe (1997), Il pane e le rose (2000) dove si racconta la tragedia dei clandestini messicani in California e Paul, Mick e gli altri (2001) dove si mostra il dramma della città di Sheffield privata delle sue fabbriche.


Il suo cortometraggio sull'assalto alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, in particolare, è stato al centro di polemiche molto accese a causa del suo contenuto decisamente antiamericano. Il protagonista è Paulo, un profugo cileno che vive a Londra. L'11 settembre del 1973 il presidente Salvador Allende veniva ucciso e cominciava la tragedia per centinaia di migliaia di uomini e donne vittime del regime totalitario di Pinochet. Si snoda, dunque, il racconto drammatico degli eventi, delle vittime e dei carnefici. Ken Loach non accetta che Bush parli di "nemici della libertà" proprio perché gli Stati Uniti hanno legittimato la presa del potere di un dittatore con il suo carico di morte, di arresti senza processo e di torture. Paulo scrive un'ipotetica lettera ai familiari delle vittime delle Twin Towers chiedendo loro di ricordare gli orrori che un altro 11 settembre ha scatenato sul Cile. 


In definitiva (questa è la tesi del regista) l'America, agli occhi del mondo, è più che mai colpevole. Egli dice, infatti, che il cinema deve restituire la vita nella sua totalità e che la politica è legata all'uomo e bisogna parlare delle cose con chiarezza e non eludere i problemi del nostro tempo. Il regista inglese non può dimenticare che chi ora fa la guerra contro "i nemici della libertà" ha fatto di Salvador Allende un martire per la libertà. Il cortometraggio si chiude con una frase di sant'Agostino: "La speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per le cose come sono e il coraggio per cambiarle".

Francesca Rita Rombolà

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