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Elezioni presidenziali in Russia: la netta vittoria di Putin

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La Russia ha eletto il nuovo presidente: Vladimir Putin ha ottenuto il 76% delle preferenze per un totale di quasi 57 milioni di voti, netta la sua affermazione.
Durante la campagna elettorale sono emerse due nuove facce nella politica russa: Pavel Grudinin, candidato del Partito Comunista, uomo d’affari e attualmente deputato nella Duma (parlamento russo) e Ksenia Sobcak, presentatrice tv e giornalista, oltre che figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo. Questi due candidati hanno ottenuto rispettivamente l'11% e l'1,65% dei voti.

Ma quali erano i candidati per il Cremlino? Conosciamoli meglio, in questa rapida carrellata.


Vladimir Zirinovskij, leader del partito liberal-democratico, della destra e populista. Un veterano delle elezioni presidenziali in quanto si è candidato ad ogni elezione a partire dal 1991, a parte quelle del 2004. È un avvocato e vicepresidente della Duma di Stato, ha posizioni decisamente conservatrici e nazionaliste.
Ksenia Sobcak, l’unica donna candidata, presentatrice tv e giornalista. Figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo, ha una posizione decisamente antigovernativa e ha preso parte a diverse proteste contro il presidente. Sostiene il mercato libero e le privatizzazioni, inoltre pensa che la Russia debba fare pace con l’Ucraina e attuare un nuovo referendum sulla Crimea.
Sergej Baburin, reduce della guerra sovietica in Afghanistan, è il candidato del partito ultranazionalista. Fu eletto al soviet supremo e votò contro la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Attualmente è rettore dell’Università Statale di Economia e Commercio di Mosca.
Infine Pavel Grudinin, candidato del partito comunista ed ex membro del partito di Putin. È un uomo d’affari e deputato della Duma. La stampa ha danneggiato la sua reputazione per la grande quantità di conti bancari in Svizzera e ricchezza non dichiarata.
Vi erano poi altri tre candidati: Maksim Suraikin, chiedeva il ritorno al comunismo e la risurrezione dell’URSS; Boris Titov, uomo d’affari nel campo dell’industria petrolifera e chimica; Grigorj Javlinskij, alla sua terza elezione e candidato del partito centrista e liberale, Yabloko. 
Il grande assente in queste elezioni è stato Alexei Navalny, attivista arrivato secondo alle presidenziali del 2013, che è stato dichiarato ineleggibile dalla legge russa a causa di alcuni crimini che avrebbe commesso. L’ipotesi più probabile che sia stato messo fuori gioco per permettere a Putin di stravincere le elezioni senza pericolosi rivali tra i piedi.
Secondo i media locali è stata la più aperta e trasparente elezione della Russia moderna. 

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