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Festività e lavoro, la visione contrapposta del “tutto aperto”

Le polemiche sono note e sono nate dalla liberalizzazione delle aperture delle attività commerciali voluta nel 2012 dal governo Monti. Opinioni divergenti e polemiche sul “tutto aperto” durante le festività nel settore della GDO (grande distribuzione organizzata) che vede schierate opposte visioni di tornare o no a dedicare tempo agli affetti nei giorni di festa. 


Le tesi dei “pro” delle aperture domenicali e festività in genere sono da tempo conosciute: “Come rinunciare in questi tempi di crisi a decine di milioni di clienti che lavorando tutta la settimana hanno solo proprio le giornate di festa per riempire i freezer di casa"? La replica è quanto mai degna: “Basta organizzarsi con la spesa, e alla faccia di quanto ci si perde in termini di ricavi ci sono date simbolo che non sono negoziabili”. 
Natale e Pasqua come 25 aprile e 1° maggio sono alcune della date importanti che dovrebbero legittimare l’astensione dal lavoro. I negozi quindi dovrebbero restare chiusi per consentire a tutti di celebrare degnamente quelle che da sempre sono ricorrenze fondamentali, come d’altronde ricordano i sindacati: “Mentre le domeniche possono far parte della “posta in gioco” in termini occupazionali, le festività no ed astenersi dal lavoro in quei giorni è legittimo". 
Coop Italia fa sapere che non c’è bisogno di far shopping in un giorno festivo e continuerà sulla strada delle saracinesche chiuse mentre Carrefour, Esselunga, Auchan, Ikea, Brico, ecc. a macchia di leopardo si comporteranno diversamente, una specie di liberalizzazione selvaggia soprattutto nelle località turistiche e città d’arte dove le aperture sfioreranno il 50%; è questa una deplorevole caratteristica tutta made in Italy inversa, ad esempio, di quella britannica che obbliga i “grandi” a tenere le saracinesche abbassate e incoraggia i “piccoli” di stare aperti promuovendo così a loro detta la vita di comunità, per ritrovare il valore concreto della festa e ciò che questo rappresenta. 
Massima libertà seguendo quindi la logica di quella fetta della grande distribuzione più sensibile al fantasma di perdere clientela quando tutti gli altri restano aperti oppure rivalutare la capacità di star bene con se stessi e la propria famiglia (e quindi con gli altri) grazie proprio alle giornate di festa dove infatti bastano gesti elementari per creare felicità, anche soltanto ringraziando e scambiandosi un saluto; una semplicità che abbiamo ormai perso per colpa dell’effetto disgregante della società in cui viviamo dove la competizione e il successo ad ogni costo ha fatto di noi attori solo e sempre messi quotidianamente in discussione. 

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