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La pittura fiammingo-siciliana in mostra a Palermo fino al 28 maggio 2018

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La pittura fiamminga nasce intorno al XV secolo nelle Fiandre grazie alla figura di Jan Van Eyck che fece conoscere questo stile artistico in tutta Europa.

Le caratteristiche principali di questo stile furono l'uso dei colori ad olio, lo spazio unificato dalla luce, il gusto raffinato per le miniature e i ritratti spesso eseguiti nella posa a tre quarti. In verità la tecnica ad olio era già conosciuta nel basso medioevo in quanto erano più facili da asciugare anche se rimanevano appiccicosi. Successivamente gli artisti dei Paesi Bassi decisero di mettere a punto questa tecnica oleosa riuscendo a sfumare i colori più facilmente creando delle velature che facevano sì che la tela risultasse lucida. Queste tecniche, che all'epoca erano assai all'avanguardia, giunsero sino in Sicilia.

Nell'isola del Mediterraneo, da sempre crocevia di popoli e culture diverse, i 'fiamminghi' lavorarono a lungo e alcuni di questi trascorsero gran parte della loro vita collaborando per istituzioni religiose e private. Dal 28 marzo fino al 28 maggio è possibile conoscere questo particolarissimo movimento artistico all'interno della Sala Duca di Montalto del Palazzo dei Normanni di Palermo



L'esposizione intitolata "Sicilie, pittura fiamminga" è stata curata da Vincenzo Abbate, Gaetano Bongiovanni e Maddalena De Luca ed è stata promossa dalla Fondazione Federico II.
Il percorso d'esposizione è suddiviso in due alee: nella prima si possono ammirare delle opere presenti in Sicilia riconducibili al collezionismo e alla committenza artistica; nella seconda invece si trovano tele appartenenti ad artisti di evidente origine etnica fiamminga e olandese perfettamente inseriti nel sostrato culturale, storico e artistico della Sicilia di quei tempi.


Oltre alla tavola su Santa Caterina d'Alessandria che è stata conservata in una cassa al Convento dei Cappuccini di Palermo per oltre un trentennio è possibile ammirare 52 opere di cui 21 sono delle tavole

Il fil-rouge che unisce tutte le opere è il soggetto rappresentato di chiara ispirazione religiosa. Si sceglievano gli artisti nordici in quanto riuscivano a trasmettere perfettamente soltanto dallo sguardo l'aspetto emozionale ed emozionante del cristianesimo. Era normale vedere davanti a queste opere uomini e donne in lacrime davanti ad una tela della crocifissione di Cristo. Sarebbe utile ricordare che questi sono gli anni della Riforma della Chiesa per cui scene bibliche tratte dal vecchio e nuovo testamento (la passione era il tema preferito dai fiamminghi) fossero scelti ripetutamente dai committenti.


Tra le opere più significative ricordiamo il Trittico di Malvagna di Mabuse, la Madonna con il bambino tra angeli, Santa Caterina d'Alessandria e Santa Dorotea. Meravigliosi sono la Deposizione di Jan Provoost, la Madonna con bambino e la Crocefissione di Anton Van Dick che fu allievo del Maestro Rubens, e indimenticabile è la Morte di Catone e Serena Svenato di Mattia Stomer.





Dando un'occhiata alle opere di tutta l'esposizione è evidente l'échange artistico tra la pittura fiamminga che prediligeva la brillantezza, le velature e le tecniche pittoriche moderne e quella italiana che dava molta attenzione alla prospettiva e al pathos caravaggesco in voga nel XVII secolo. 



In tal senso la presenza dei maestri delle Fiandre nella Sicilia moderna rappresenta una merce di lusso ricercatissima in una terra esotica a tali movimenti e respiri intellettuali.



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