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La festa per i 70 anni della Carta costituzionale e il governo del cambiamento

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Quasi a festeggiare i 70 anni della Carta Costituzionale, fondamenta della nostra democrazia, è nato a 89 giorni dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo il governo dei record che - forte di un consenso elettorale al 32% da parte del Movimento 5 Stelle e del 17% della Lega - ha giurato fedeltà alla Repubblica nelle mani del presidente Mattarella.
La “civiltà della Rete” e una rivolta “dal basso” contro quello che in passato è stato definito come la (maldestra) politica di “Palazzo” hanno determinato fortissime aspettative e ampio consenso elettorale sfociate nel successo elettorale del Movimento di Di Maio e del partito di Salvini dando vita all’esecutivo presieduto da Giuseppe Conte, giurista foggiano docente di Diritto a Firenze che guiderà “il governo eletto dal popolo”, anche se in verità con una robusta iniezione di ministri “tecnici” non eletti (quasi il 40%).


Clima quindi di doppi festeggiamenti a “Casa Italia” per il 70° anniversario della festa nazionale e la nascita del governo “giallo-verde”, e bravo al Presidente Mattarella nel ricordare che sì “la sovranità appartiene al popolo” ma che questo la deve esercitare nelle forme e (soprattutto) nei limiti della Costituzione, mai questa da rinnegare o piegare a fini di parte anche se plebiscitarie le direttive elettorali.
Questo governo “contrattuale” ricalca l’esperienza tedesca in cui la squadra firma la realizzazione di temi diversi nell’ottica di un’intesa comune fra le parti politiche che lo compongono, di inclinazione conservatrice (Lega) è però anche trasversale (M5S) ma soprattutto populista anche se di no-euro nel contratto di governo non c’è nota; come a dire che ci può essere armonia anche fra gli opposti e i dissonanti animi a patto che ciascuno degli attori, pur seguendo le proprie inclinazioni e i propri desideri, sia perfettamente il linea con la “mission” che la società si aspetta dal lavoro di governo, si parli cioè di migranti per l’eventuale revisione del Trattato di Dublino, oppure di quota 100 in ambito pensionistico o di legge Cirinnà che estende gran parte dei diritti e dei doveri anche a chi si unisce con il matrimonio non tradizionale.
Tanti perciò i temi “scottanti” sui tavoli del vicepremier e ministro dello sviluppo e del lavoro Luigi Di Maio e del vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini, a cominciare dalle aliquote sulle tasse, gli stanziamenti a favore di chi ha perso il lavoro (780 euro/mese) e la lotta alla corruzione (anche) nella Pubblica Amministrazione; una stagione nuova tutta in salita affidata a cariche di governo semi-sconosciute che il presidente Mattarella ha aiutato in quello che i media hanno battezzato come la strada obbligata contro le alternative di governo da parte di un Pd in frammenti, Forza Italia allo sbando e lo spettro della speculazione finanziaria che colpirebbe le banche (e i mutui) in occasione di un eventuale ed evocato voto anticipato.
D’altronde le difficoltà da sempre vanno affrontate nell’idea di un destino comune e a ricordarlo è proprio la festa nazionale del 2 giugno che nacque non in un clima di concordia se è vero che il Belpaese al referendum si spaccò in due: il meridione votò il Re mentre il settentrione votò la Repubblica con l’eccezione della provincia di Cuneo.
Come a ricordare che la nostra storia non è mai stata scolpita, è cambiata, anche nelle ingiustizie e grazie a statisti come De Gasperi e Einaudi, sempre nell’idea di un destino comune ha gettato le basi malgrado le disgrazie di due guerre mondiali per far diventar l’Italia il terzo Paese al mondo per risparmio privato, e questo grazie al lavoro degli italiani tutti.

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