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Il primo cittadino oggi: tra torti e amnesie

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In tempi di crisi non c’è spazio per le problematiche degli ecosistemi naturali, si parla di migranti e non di ambiente, i cui guai sono poi invece tra le cause delle migrazioni. L’indifferenza per il clima impazzito che distrugge la biodiversità di animali e piante, dovuto con certezza scientifica alle emissioni di anidride carbonica, non trova spazio nell’agenda dei sindaci di destra come di sinistra, che dovrebbero farsi invece carico di questi pesanti argomenti che riguardano un aspetto fondamentale della qualità della vita di figli e nipoti di oggi, non dei discendenti del prossimo millennio. 


“Amnesie ecologiche" che non fanno per ora perdere voti come quelle di accoglienza, finanza locale o di sicurezza sul territorio, ma sono “torti” che in un futuro (molto) prossimo assumeranno sempre più rilevanza etica e sociale in quanto è proprio da loro, che sono gli amministratori più vicini ai problemi della gente, che dovrà venire l’invito a correggere e rivedere scelte e comportamenti moralmente e socialmente più corretti, a favore della tutela dell’ambiente, in virtù del ruolo che essi ricoprono a interesse delle proprie comunità. È proprio da questo circuito di fiducia reciproca fra sindaco e cittadino che poi evolve quello fra cittadino e Stato perché ciò “paga” in termini di consenso (anche elettorale), l’incentivo ad assumersi le proprie responsabilità nell’interesse generale delle regole e della dignità per l’ambiente in cui si vive è d’altronde promosso dalla Costituzione della Repubblica in tema di tutela del paesaggio e, a pieno titolo, su tutti gli aspetti relativi al rapporto tra uomo e natura. 
Uno degli obiettivi dei sindaci di domani dovrà riguardare le tematiche di tutela ambientale a garanzia dell’irrinunciabile certezza delle famiglie di poter vivere senza rischi per la propria salute sul territorio in cui vive, servirà perciò uno scatto di responsabilità da parte delle amministrazioni locali che troppo spesso non promuovono (anzi avversano) i programmi di salvaguardia ambientale proposti dagli enti che curano l’ambiente di oasi e parchi, ultimi territori forti del vincolo naturalistico che al netto delle aree adibite ad agricoltura intensiva e di quelle occupate dalle (troppe) aree artigianali, commerciali ed industriali, sono rimasti fra l’altro gli unici “polmoni verdi” a disposizione dei viventi non umani. 
Non è corretto quindi focalizzare l’attenzione mediatica come accade ormai quotidianamente unicamente sulla “decarbonizzazione”, che deve essere rapida se vogliamo proteggere economie e società o sulla priorità (discutibile) di sviluppare auto elettriche o ibride che d’altronde “pesano” (solo) per l’8% delle emissioni; è invece utile che ogni sindaco si assuma la responsabilità di informare i propri cittadini sull’importanza di proteggere l’ambiente a cominciare da “sotto casa”; a partire dai piccoli (e grandi) esempi ovvero da come e perché, per il bene della comunità, un volontario di WWF o Legambiente monitora, tutela ed incrementa la biodiversità dell’area protetta (oasi o riserva naturale che sia) del proprio comune di residenza, rispettando sì il ruolo assegnatogli ma soprattutto proteggendo col suo operato la salute di tutti. 
Purtroppo per ora (quasi) nulla di ciò accade, anzi è proprio dalle “amnesie” del primo cittadino che i territori a vincolo ambientale hanno subito “torti”, negli anni infatti vi è stata una riduzione della loro superficie anche a favore di un’economia turistica mordi e fuggi (a volte irresponsabile), fatta solo di divertimento di massa dal soldo facile. 
Fermarci e cambiare modello si può perché così come è cambiata la povertà (che sta scendendo) o la mortalità per parto in calo netto, anche la coscienza ecologica delle nuove generazioni è cresciuta perché ora si parla di sostenibilità, madre terra, ecc. Per questo proprio il sindaco deve assumersi la responsabilità di informare i propri cittadini dell’importanza di salvaguardare l’ambiente, interessandosi a fondo sui problemi ambientali di flora e fauna e scambiandosi le idee per risolverli assieme alle persone che tutelano le aree protette, uniche (e ultime) fonti di biodiversità della flora e della fauna, per il bene loro e della propria comunità. 

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