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Una megalopoli del XXI secolo: il regista Fritz Lang e il suo capolavoro "Metropolis"

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Nato a Vienna nel 1890, da giovane Fritz Lang, dopo aver studiato architettura, si dedicò alla pittura lasciando la sua città natale. La sua passione per il cinema nacque molto presto (nel 1914) quando, arruolato nell'esercito, ebbe modo di incontrare un pioniere del cinema, Joe May, che lo ingaggiò per scrivere sceneggiature. 


Lang comincia a lavorare nel cinema come regista dopo aver conosciuto Thea von Harbou che sposò nel 1922 e che fu autrice di originali sceneggiature capaci di tradurre le leggende della letteratura popolare in una trama essenziale in grado di conferire loro una drammaturgia cinematografica. Nel 1921 realizzò "Destino" in cui la Morte è il personaggio centrale, la cui ispirazione risale ai fratelli Grimm ma, in qualche maniera, condizionata dalla sensibilità tedesca di quegli anni e da un'idea di "familiarità" con la morte. Successivamente, Fritz Lang dirige "Il dottor Mabuse" (1922), una storia irreale dove lo spettatore ha l'impressione di assistere a una vera e propria meccanizzazione della vita.
La pellicola - che segna il suo trionfo alla regia - rappresenta il segno di un'epoca. Mabuse, il folle protagonista, dice nel film: "L'espressionismo è un gioco. Ma perché no? Tutto oggi è un gioco". Il film conserva tuttora tutto il suo potere di fascinazione, inaugura il modo classico di raccontare una storia e, al tempo stesso, lo supera. Numerosissimi furono i film realizzati da Fritz Lang ma uno in particolare rimane il suo capolavoro in assoluto, un capolavoro nell'intera storia del cinema: si tratta del film "Metropolis" realizzato nel 1927. 


Metropolis è una megalopoli del XXI secolo dove il dittatore Fredersen vive con il figlio e pochi eletti in un giardino pensile, mentre la massa operaia lavora nelle fabbriche automatizzate del sottosuolo. Le condizioni di vita degli operai sono infime e il sistema di lavoro pericoloso. Questa massa di sfruttati trova nella giovane e pura Maria l'eroina capace di restituire loro fiducia. Nasce l'amore fra la ragazza e il figlio del dittatore, che ignora le condizioni in cui vivono gli operai di Metropolis. Un gravissimo incidente, che vede la distruzione del cuore pulsante delle fabbriche della megalopoli, restituisce ai personaggi, fino ad allora in conflitto, una rinnovata umanità e il desiderio di progredire insieme su una strada di concordia. 
Successivamente Fritz Lang ebbe a dire a proposito del suo film: "Lo giudico un tantino stupido e ingenuo con tutte quelle faccende sentimentali che dovrebbero costruire un legame fra capitale e lavoro e quel considerare il capitale come cervello e il lavoro unicamente come braccio. Adesso ho molta più esperienza. A quell'epoca io e Thea attingemmo a piene mani alla magia e alla scienza ed è stato forse un errore perché ho rivisto ora il film e dà l'impressione di non reggere più bene". 
In realtà "Metropolis" si mostra agli spettatori del terzo millennio come un esempio insuperato di visionarietà, come l'immagine di un'epoca, di un mondo, di una nuova utopia. In "Metropolis" furono sperimentati effetti speciali all'epoca sconosciuti come le tecniche fotografiche di Schufftan, che permettevano di combinare modellini e scenografie a grandezza naturale. Il film, inoltre, mostra il trionfo di un nuovo modo di pensare l'architettura, così come in quegli anni andavano a teorizzarla i grandi interpreti del Movimento Moderno, attivo soprattutto in Italia e in Francia. 


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