Sean Penn: un regista piuttosto incompreso - Prima Pagina on line

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Siamo soliti immaginare Sean Penn come attore americano affermato, ribelle e impulsivo, ex marito della popstar Madonna ed interprete di film di successo. Ma Sean Penn è anche un valido regista.
Sean Penn nasce a Santa Monica, in California, nel 1960. Figlio del regista Leo Penn (quindi, a buon diritto, figlio d' arte), debutta come attore nel 1981 nel film antimilitarista "Taps - Squilli di rivolta". Nel 1991 debutta alla regia con "Lupo solitario", un affresco quasi disperato e malinconico della provincia americana. Col passare degli anni fino ad oggi, Sean Penn continua a dividersi fra recitazione e regia ottenendo riconoscimenti in entrambi i campi. Animato da un sincero impegno politico e sociale, Penn ha realizzato da indipendente film di notevole spessore quali "Tre giorni per la vita" e "La promessa".




Ma forse mai è stato oggetto di critiche e di incomprensioni negli Stati Uniti quanto nei riguardi del film "Luci e Fiori". Si tratta di un cortometraggio sull'11 settembre 2001 (che fa parte di un progetto che comprende altri corti a firma di autori importanti come Inarritu e Ken Loach) giudicato discutibile e forse troppo minimal. Questo cortometraggio, però, a discapito delle incomprensioni e delle critiche in negativo, sembra essere di grande spessore poetico. Il protagonista (Ernest Borgnine) è reso instabile mentalmente a causa della morte della moglie. La sua vita quotidiana ruota intorno a una presenza che non c'è più, ma alla quale egli continua a parlare come se gli fosse ancora accanto. La sua giornata solitaria viene improvvisamente allietata da un vaso di fiori appassiti che ritorna inaspettatamente a germogliare quando una delle torri cade lasciando nuovamente giungere alla sua finestra, dopo anni, la luce del sole.



Attento ad una certa quotidianità, seppur scontata ma mai prevedibile, Sean Penn regista afferma senza pregiudizi di sorta: "Il problema è sempre stato riappacificarsi con l'oggi e credere che il domani possa essere migliore". Forse una filosofia di vita indispensabile per un regista post-moderno. Comunque sia, il corto di Sean Penn si pone all'interno di una dolorosa sensibilità tutta americana: dissacrante, sfrontata ma, allo stesso tempo, potente e drammatica. Dalla sua città-simbolo, New York, fino all'intera nazione, i registi e gli artisti americani sembrano lanciare il loro sguardo cinico e angosciato senza mai, però, nascondere una sorta di ansia, bellezza e utopia.

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