Slovacchia: “Caput(ova) mundi” - Prima Pagina on line

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È stata una sorpresa la vittoria di Zuzana Čaputová alle elezioni presidenziali in Slovacchia, uno schiaffo al Gruppo di Visegrád (di cui il Paese è membro) e giunto quando proprio non ci voleva, ossia nel momento di propaganda più importante per il fronte nazional-populista intento a dar l’assalto alla maggioranza dei seggi dell’assemblea della UE a meno di due mesi della prova delle urne del 26 maggio. 


Tanto i populisti e sovranisti del nord Europa come il dramma Brexit, così gli ultrapopulisti di Le Pen in Francia quanto quelli spagnoli, austriaci e italiani soffiano sul vento dell’euroscetticismo, la neo-presidente slovacca invece no perché lei è fermamente contraria, e proprio forse per questo il popolo tradizionalista slovacco l’ha scelta come guida. 
La Čaputová è un avvocato coraggioso in quanto è stata capace di vincere sfide importanti, contro i potenti, la corruzione, le connivenze con mafie e criminalità, contro l’ingiustizia sociale in difesa dei diritti civili, adottando uno stile politico diverso dal solito, che gli è valso quasi il 60% delle preferenze al ballottaggio, senza usare toni aggressivi o attacchi personali nelle battaglie contro i soprusi, parlando alla gente della sua visione degli interessi del Paese e del progetto per il futuro dei giovani. 


È prematuro dire se questo nuovo presidente sarà solo leader dell’istante oppure grande statista e la sua politica potrà negli anni diventare una vera e propria terza via, un “caput mundi” a cui far riferimento in ambito europeo fra l’egoismo delle destre capitalistiche e l’altruismo nebuloso delle sinistre, fra politiche volte alla ricerca del solo vantaggio individuale e quelle di un liberismo dello stato sociale (senza regole) che ormai ha fatto il suo tempo. 
Il suo slogan “Postavme sa zlu” significa “Affrontiamo il male, possiamo farlo insieme” e suona come la riscossa di tutta quella gente sconosciuta come lei ma di mentalità aperta, che può far del bene anche senza populismi, come nel caso del Goldman Environmental Prize, una sorta di Nobel per l’Ambiente a lei assegnato in merito alla battaglia (vinta) contro una discarica di rifiuti tossici. 


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