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La regista Mira Nair e il cinema come specchio del mondo

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"Il cinema deve essere uno specchio del mondo in cui viviamo. Dobbiamo usare questo mezzo per provocare, sconvolgere, divertire e scuotere la gente dal torpore"

Queste sono parole della regista Mira Nair, nata a Bhubaneshwar, in India, nel lontano 1957. Dopo aver frequentato l'università di Nuova Delhi, Mira si è anche laureata ad Harvard con una tesi in sociologia. All'attenzione del mondo del cinema si è rivelata nel 1988 con "Salaam Bombay!", film che ha vinto la Caméra d'or al festival di Cannes e tre premi al Montréal World Film Festival, compreso quello della giuria. 


Il suo "Mississippi Masala" (1991) si è invece aggiudicato l'Osella d'Oro a Venezia con il soggetto e la sceneggiatura e il Nastro d'Argento. Nel 1996 Mira Nair ha portato sul grande schermo una rilettura al femminile del Kamasutra nell'omonimo film. A "Monsoon Wedding - Matrimonio indiano" del 2001  segue "Hysterical Blindness - Gli occhi della vita", film del 2002 con Uma Thurman e Juliette Lewis. 
A Mira Nair non interessa molto il lato commerciale del cinema, ma nemmeno è attratta da un cinema d'arte fatto di silenzi e ampi campi vuoti. Mira Nair si è sempre mossa su un terreno incerto in cui razza, classe sociale e problemi legati alla sessualità si intersecano. Volendo, la filosofia che guida il suo lavoro è racchiusa in queste semplici parole: "Dobbiamo raccontare le nostre storie perchè nessun altro le racconterà per noi". E questo, per una regista che passa molto del suo tempo negli USA, significa restare attaccata alle proprie radici culturali, anche se Mira Nair si prefigge di dare un taglio ampio e universale al proprio lavoro. La regista dichiara, infatti, di non voler essere una sorta di ambasciatrice dell'India negli USA; cosa che le viene spesso chiesta dato che negli USA le immagini del suo Paese sono molto scarse. 


"Sono molto più interessata alle questioni che riguardano la condizione umana". Altre parole di Mira Nair che mostrano la sensibilità profonda della regista per ciò che accade in ogni angolo del mondo e il suo impegno sincero e costante di volerlo raccontare a tutti e ad ogni latitudine. 

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